Tra le uve bianche coltivate troviamo
il Verdicchio che fa splendere la vi‑
ticoltura marchigiana. Tra gli altri
interessanti vitigni a bacca bianca,
sempre più ricercati, segnaliamo il
Pecorino e la Passerina, il Mace‑
ratino e il Biancame (bianchello),
senza dimenticare i riscoperti
Incrocio Bruni 54, la Garofa‑
nata, il Famoso, il Trebbiano e
la Malvasia bianca di Candia.
Il Trebbiano e la Malvasia
erano un tempo abbon‑
dantemente utilizzati negli
uvaggi della DO Falerio
mentre ora sono ripropo‑
sti in solitaria per esprimere
una soavità del tutto unica.
L’area più vitata delle Marche è il Piceno
che si estende dalle colline fermane fino al confine
sud. Le uve sovrane sono il sangiovese e il monte‑
pulciano che, in percentuali variabili, sono la base
della DO Rosso Piceno.
A domane il Montepulciano è il clima più caldo che
porta alle migliori maturazioni fenoliche e aromati‑
che ritrovate poi nel calice con sentori di frutta ma‑
tura che ricordano l’amarena, la prugna e la mora.
Il sangiovese offre le tonalità che gli sono tipiche,
un colore più tenue e olfazione che ricorda la viola.
Ottimi i vini bianchi ottenuti da pecorino e pas‑
serina che hanno oramai da diversi anni un trend
in continua crescita nella grande distribuzione.
Devo soffermarmi sul vitigno pecorino, perché la
sua rinascita è dovuta a uno dei grandi maestri di
AIS, Teodoro Bugari il quale, tra gli anni settanta
e ottanta, ebbe modo di assaggiare un vino bianco
torbido, sempliciotto all’olfatto ma con una straor‑
dinaria struttura e acidità.
Convinse l’illuminato Guido Cocci Grifoni a re‑
cuperare e propagare le poche barbatelle raccolte
in quell’Arquata del Tronto che oramai non esiste
più. Quest’uva in breve tempo ha trovato spazio in
tutte le aziende picene e abruzzesi ed è stata eletta a
DOCG nella denominazione OFFIDA.
Salendo a nord, sostiamo nel maceratese, provin‑
cia ricca di denominazioni. Il Colli Maceratesi Ri‑
bona, ottenuto dal vitigno maceratino in purezza,
offre vini freschi e profumati ed è ormai prossimo
a ricevere la menzione “superiore”.
Poi troviamo il Verdicchio di Matelica a cui le im‑
portanti escursioni termiche e i terreni ricchi di se‑
dimenti marini della sinclinale camerte, regalano
maggiore finezza, eleganza e fresca sapidità.
La Vernaccia di Serrapetrona, unico spumante
rosso ottenuto da tre fermentazioni: la prima nel
mese di ottobre dopo la raccolta delle uve, la se‑
conda verso gennaio quando al vino giovane si ag‑
giunge il mosto delle uve lasciate appassire, la terza
a marzo per la spumantizzazione. Uno spumante
unico nelle sue due tipologie: il secco è ottimo con
il ciuscolo, con le tagliatelle al sugo “finto” o con il
bollito; la versione dolce sublima i dolci tradizio‑
nali, una terza tipologia (piuttosto rara) ottenuta
con la totalità delle uve lasciate appassire, perfetta
da gustare da sola o in compagnia di crostate con
ricotta e cioccolato. Ricordo anche le due piccole
DO Terreni di San Severino e San Ginesio ad arric‑
chire il panorama vinicolo maceratese.
Ci spostiamo in Ancona, terra famosa per il Ver‑
dicchio dei Castelli di Jesi che qui declina sensazio‑
ni floreali di sambuco e anice, fruttate di mandorla
con una piacevole struttura gustativa. Vitigno po‑
liedrico è usato per preparare spumanti elabora‑
ti sia con il metodo Martinotti sia con il metodo
classico, vini fermi di pronta beva, quelli “riserva”
e piacevolissimi passiti.
Altro interessante prodotto è il Lacrima di Morro
d’Alba. Il nome è dovuto al fatto che la buccia dell’u‑
va, arrivata a maturazione, si lacera e lascia fuoriu‑
scire il succo, che gocciola come lacrime sul terreno:
questo è il segnale che dà inizio alla vendemmia. È
un vitigno considerato da noi marchigiani aromati‑
co per via della sua spiccata intensità di frutti rossi
(fragole, ciliegie) e fiori (viola e rosa), ottimo anche
nella versione rosata sia ferma sia spumante.
Altro capolavoro anconetano, nel vero senso della
parola, è il rosso Conero anche nella versione riser‑
va. Strepitoso vino rosso ottenuto da Montepulcia‑
no unito, a volte, a piccoli interventi di sangiovese.
Le condizioni pedoclimatiche del Monte Conero
donano alle uve prima e al vino poi, struttura e
sapidità che lo rendono particolarmente longevo.
Nella nordica Pesaro, sulle colline che volgono al
mare, si alleva il biancame o bianchello, un vitigno
bianco tipico di diverse zone dell’Italia centrale
adriatica da cui si ottiene un bianco fresco e flore‑
ale adattissimo alla cucina marinara.
Nelle zone intere di Urbino è invece un rosso a
sostenere la tipicità, l’aleatico. In queste zone più
fredde le uve mantengono caratteri più freschi che
permettono di ottenere vini rossi gioviali e fra‑
granti spumanti rosé con il metodo classico.
In ultimo, prima di salutarvi, un appunto sul viti‑
gno “che non esiste”: il Bordò (o meglio Grenache o
Cannonau o ….). Partito dalle colline cuprensi, ha
conquistato prima il Piceno e ora si è spinto oltre
il confine provinciale. È già riuscito ad affascinare
una grandissima fetta di pubblico e, sono convin‑
to, che diventerà un’altra eccellenza marchigiana.
Notiamo la pluralità delle Marche anche nella pro‑
duzione enologica, molto variegata.
Un abbraccio pieno d’affetto e ricordiamoci che
#ladistanzanoncidivide
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12
1-19
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3-18
11
15
16
2-14
Ancona
Urbino
Pesaro
Fano
Fabriano
Matelica
Jesi
Macerata
Ascoli Piceno
San Benedetto
del Tronto
Il Conero
Il Piceno
D.O.C.G.
1.
Castelli di Jesi
Verdicchio Riserva
2.
Cònero
3.
Offida
4.
Verdicchio di
Matelica Riserva
5.
Vernaccia di
Serrapetrona
D.O.C.
6
. Bianchello del Metauro
7.
Colli Maceratesi
8.
Colli Pesaresi
9.
Esino
10.
Falerio
11.
I Terreni di Sanseverino
12.
Lacrima di Morro d’Alba
13.
Pergola
14.
Rosso Cònero
15.
Rosso Piceno
16.
San Ginesio
17.
Serrapetrona
18.
Terre di Offida
19.
Verdicchio dei Castelli
di Jesi
20.
Verdicchio di Matelica
19