Sommeliers Marche Magazine 51 - page 18

18
Nelle Marche la viticoltura certificata risale al III
secolo a.C. In piena epopea Picena, come attestano
Polibio e Catone fin dall’età Repubblicana (V seco‑
lo a.C.), l’uva picena era apprezzata dai Galli e ne
erano coltivate due qualità, Palmensis e Irziola. Co‑
lumella (I secolo d.C.), parla dei vini del “Picenum”
come delicati d’aroma e saporosi di gusto. Alla cor‑
te di Federico di Montefeltro i coppieri mescevano
i vini “avantagiati” delle Marche agli ambasciatori
delle signorie d’Italia. Andrea Bacci e Francesco
Scacchi (elpidiense il primo, fabrianese il secondo)
nelle loro monumentali opere descrivono le tecni‑
che e le tipologie degli eccelsi vini marchigiani.
Dopo la crisi mezzadrile, alla fine degli anni ’60, fu‑
rono istituite le prime DOC (Rosso Conero e Ver‑
dicchio di Matelica nel 1967, Rosso Piceno e Ver‑
dicchio dei Castelli di Jesi nel 1968, Bianchello del
Metauro nel 1969).
La strategica posizione delle Marche, attraversata
dal 43° parallelo, dona alle campagne l’ideale cli‑
ma per tutte le colture mediterranee. Gli inverni
non sono mai troppo rigidi e le estati mai partico‑
larmente afose. Le precipitazioni, piuttosto regolari
durante tutto l’anno, si trasformano in nevicate nel
periodo invernale lungo la dorsale appenninica.
Quello che condiziona maggiormente le micro
aree climatiche è la conformazione del territorio.
Le Marche sono attraversate, da nord a sud, da 13
corsi d’acqua che scendendo da ovest (Appenni‑
ni) a est (Adriatico), scanalando vallate e creando
così condizioni di esposizione ottimale e di venti‑
lazione utile ad asciugare i grappoli dalla rugiada
mattutina e dall’eventuale umidità causata dai
temporali estivi. Il 68% del territorio marchigia‑
no è segnato da colline con una composizione do‑
ve prevale il calcare e circa il 30% è costituito da
montagne; le pianure, eccetto nei fondovalle e nella
parte costiera, sono quasi inesistenti. Mentre sulle
colline jesine il calcare è frammisto a inserimenti
argillosi, più a sud, nel Piceno, i terreni sono preva‑
lentemente argillosi a creare i caratteristici disfaci‑
menti chiamati calanchi.
Il vigneto marchigiano è composto per il 55% da
vitigni a bacca rossa e per il restante da uve bianche.
Dei circa un milione di ettolitri prodotti ogni anno,
il 40% è DO, il 30% IGT e il restante vino da tavola.
Abbandonato il sistema di allevamento tradiziona‑
le che vedeva la vite “maritata” a un sostegno vivo,
di solito alberi da frutto o il gelso (usato per allevare
i bachi da seta), si è passati, in epoca recente, al cor‑
done speronato o al guyot.
Le Marche sono una regione rossista. Il vitigno che
domina la scena è il Sangiovese coltivato da Pesaro
fino all’ascolano, seguito a ruota dal Montepulcia‑
no che, dal Monte Conero arriva copioso fino ai
confini con l’Abruzzo. Altre uve rosse tipiche sono
il Lacrima, la Vernaccia nera e l’Aleatico.
Stefano Isidori
Presidente AIS Marche
#AmoLeMarche
Cupramontana
1...,8,9,10,11,12,13,14,15,16,17 19,20,21,22,23,24,25,26,27,28,...40
Powered by FlippingBook