Sommeliers Marche Magazine 52 - page 33

Ho iniziato nel lontano agosto 1985, in qualità di
investigatore in quanto appartenente ai NAS cara-
binieri, ad occuparmi di sofisticazioni alimentari e
solo dopo pochi mesi è iniziata l’apocalisse. Il fatto
accadde il 17 marzo 1986 quando l’ingestione del
prodotto adulterato causò l’avvelenamento e l’in-
tossicazione di parecchie decine di persone, per la
maggior parte residenti in Lombardia, Piemonte e
Liguria, alle quali provocò danni fisici gravissimi
(cecità, danni neurologici) ed in 23 casi, la morte.
Le vittime avevano bevuto vino proveniente e
prodotto dalle cantine di una ditta in provincia di
Cuneo, vino a cui i titolari, avevano aggiunto dosi
elevatissime di metanolo per alzarne la gradazione
alcolica, ignorandone la tossicità per l’organismo.
Il metanolo infatti è un prodotto intrinseco della
fermentazione dell’uva, e quantità esigue di es-
so sono quindi considerate normali nella misura
compresa tra 0,6 e 0,15 ml su 100 ml di alcol etilico
complessivo, ma una dose eccessiva può rivelarsi
letale, come nel caso occorso.
Dalla metà del dicembre 1985 al marzo 1986
fu infatti impiegata una quantità di metano-
lo di circa 2 tonnellate e mezzo. Per aumen-
tare la gradazione del vino, il metanolo era
un elemento più a buon mercato dello
zucchero in quanto, all’epoca, era sgra-
vato dall’imposta di fabbricazione.
Il vino adulterato prodotto dalla ditta incriminata
venne imbottigliato e successivamente commer-
cializzato dalla altra società ubicata in provincia
di Asti. Nel marzo 1986, dopo i primi tre decessi,
l’Autorità Giudiziaria fece partire le comunicazio-
ni giudiziarie per le ipotesi di omicidio colposo
plurimo, lesioni colpose, violazione dell’art. 22,
comma 2, lett. d) del D.P.R. 12 febbraio 1965, n.162,
e di lì a pochi giorni scattò l’arresto per i titolari
della cantina oggetto dell’illecito.
Tra tutte le persone coinvolte, il titolare della
ditta che aveva utilizzato il metanolo per
innalzare la gradazione alcolica è stato
infatti successivamente identificato co-
me il principale responsabile.
Già nel 1984 l’Ispettorato centrale repressione fro-
di (ICRF) di Treviso fece visita alla ditta contestan-
do un uso improprio ed eccessivo di metanolo.
A seguito del controllo e delle analisi condotte fu
eseguito un sequestro preventivo e partì conte-
stualmente una denuncia della quale non si eb-
be più traccia, tanto che i titolari continuarono a
produrre vino indisturbati fino all’accadimento
dell’evento drammatico. Il ricovero ospedaliero di
una donna intossicata, salvatasi, ma rimasta non
vedente, permise nel 1986 di scoprire che numero-
se aziende vinicole vendevano del “vino” prodotto
con miscele di liquidi e alcol metilico di sintesi. In
tutto furono una sessantina le aziende coinvolte,
secondo le indagini coordinate dalla Procura di
Milano, che in capo a cinque settimane fece piena
luce sullo scandalo.
Questo ebbe pesanti ripercussioni anche sul mer-
cato del vino italiano in generale: solo l’anno pri-
ma l’export italiano era cresciuto del 17% in quan-
tità e del 20% in valore; il 1986 si chiuse con una
contrazione del 37% degli ettolitri e la perdita di un
quarto del valore incassato l’anno prima.
Nel 1992 si concluse il processo di primo grado,
presso la prima sezione della Corte d’Assise di Mi-
lano, con condanne sino a 16 anni di reclusione.
In particolare, i due principali imputati, sono stati
condannati rispettivamente a 14 e 4 anni di car-
cere. Uno dei condannati, dopo essere uscito dal
carcere nel 2001 sfruttando alcuni cavilli legali si
è dato alla produzione di vino in proprio nella sua
casa situata nelle Langhe. A seguito dell’inchiesta,
altre bottiglie di vino al metanolo furono rintrac-
ciate presso le aziende vinicole del Veronese e del
Vicentino. Il titolare dell’azienda veronese verrà
successivamente arrestato. Gli imputati inoltre,
che avrebbero dovuto pagare pesantissime sanzio-
ni pecuniarie, si sono sempre dichiarati ufficial-
mente “nullatenenti”, escamotage con il quale sono
riusciti ad oggi ad evitare il pagamento di qualsiasi
somma per i risarcimenti.
A seguito dello scandalo del vino al metanolo ci fu
una profonda sensibilizzazione nell’opinione pub-
blica e segno tangibile di questo rinnovato interesse
per la sicurezza alimentare che diede origine all’au-
mento organico del personale dei NAS (Nucleo an-
ti-sofisticazione) dei Carabinieri a controllo e tutela
della qualità dei prodotti.
Gianluigi Marchionni
Esperto in sicurezza
UN PO’ DI STORIA
IL“FALSO VINO”
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