SORPRENDENTE ESUMAZIONE E RINASCITA
Aleggiava profumo di garofano un tempo nei vi-
gneti marchigiani, in quelli della media vallata
del Cesano soprattutto, tra il mare e le pendici del
monte Catria. A sprigionarlo un’uva diversa dalle
altre, tanto nel grappolo quanto nella foglia: garo-
fanata, così la chiamavano i contadini. Per altri era
il “moscatellone”, tanto è simile in bocca al mosca-
to. Eppure non le è parente: le analisi del DNA lo
dimostrano. Citato da Bruni nel suo dattiloscrit-
to non pubblicato, ben presto, questo autoctono
antico, scomparve, fin quando, un giorno, in un
vecchio vigneto di Corinaldo, qualcuno non lo ri-
trovò. Oltre a Corinaldo, la garofanata veniva indi-
viduata ad Ostra Vetere, Fratte Rosa, Sant’Andrea
di Suasa e San Lorenzo in Campo: tutti territori siti
intorno all’antica città romana di Suasa.
Lasciare che finisse nel dimenticatoio o riportarla
in
auge
? I primi a crederci sono stati gli Avenanti,
cantina Terracruda (PU). Era il 2007 circa.
A lanciarli nella sfida l’intuizione dell’enologo,
Giancarlo Soverchia. “
Uvaggi reliquia
” li chiama
lui. Attraverso un lavoro di ricerca, in collabora-
zione con l’università di Ancona, viene reimpian-
tata e vinificata in purezza. Quassù la garofanata
si presenta con dei grappoli né troppo allungati né
troppo voluminosi e pare anche che maturi piut-
tosto tardi: «all’inizio commettevamo l’errore di
raccoglierla troppo anticipatamente, verso la metà
di settembre – spiegano Luca e Zeno – poi abbia-
mo capito che, portata fino ai primi di ottobre, a
livello organolettico, è un’altra cosa».
A lavorare su questo vitigno c’è anche l’Assam.
Dalle loro micro vinificazioni emergono ri-
sultati qualitativi importanti. Prende così il
via il processo di caratterizzazione del viti-
gno, sino all’iscrizione nel registro nazionale
delle varietà di vite e, successivamente, nel
repertorio regionale.
Acino grandicello, buccia sottile, polpa aro-
matica, come il vino che ne deriva; duttilità è la
parola che più si confà alla garofanata.
«Avevamo bisogno di una bollicina, al contempo
cercavamo un vitigno autoctono che non fosse
conosciuto. La garofanata ci è sembrata perfetta.»
dice David Pettinari della cantina Castrum Mori-
sci (FM) che, per spumantizzarla, ha scelto il me-
todo Charmat lungo. «È un vitigno che conserva
una buona acidità. In più – spiega Camilli, enologo
e sperimentatore Assam – non accumula zucchero
velocemente: ideale, quindi, per delle basi spuman-
te dal giusto tenore zuccherino».
Extra dry, fresco, leggermente aromatico, nulla
ha da invidiare al prosecco; di facile bevuta avrei
detto io, «un vino da compagnia» lo definisce più
affettuosamente David. Da Moresco, con il suo et-
taro di garofanata, a Treia (MC), da Villa Lazzari-
ni, coi suoi 7.000 metri di garofanata.
Un vitigno singolare al quale viene legata la storia
di un personaggio altrettanto singolare, il Bellente,
meglio noto come Vellente: così hanno chiamato la
loro garofanata. «Pietro Masi, detto Bellente poi-
ché piaceva alle donne, fu un giovane appignanese
che, per sfuggire alla leva imposta da Napoleone, si
diede al brigantaggio. Qualcuno, un prete si dice,
lo tradì. Così, a soli ventitré anni, alla Cimarella,
la contrada dove si trovano i nostri vigneti, lo uc-
cisero. Era la notte di Natale del 1812 – racconta
Cristiano Giuliani, socio dell’azienda. Peppe de
Birtina, cantastorie di Appignano, al brigante buo-
no dedicò una canzone: “La ballata del Bellente”».
Ma torniamo alla garofanata, alla sua tenuta nel
tempo, alle sfide alle quali chiama, alle soddisfa-
zioni che, a chi queste sfide le accetta, essa regala.
«Non avevamo mai pensato prima di passare un
bianco in legno. Poi, nel 2016, vista la struttura di
quell’annata, abbiamo voluto sperimentare: dopo
due anni di permanenza in acciaio, ventiquattro
mesi in barrique; infine, nel giugno scorso, l’im-
bottigliamento».
Quella garofanata, con quelle note di frutta esoti-
ca e canditi, di burro, cipria e vaniglia hanno fatto
colpo, persino su un 3 stelle Michelin: tra i vini nel-
la carta di Uliassi lei risponde presente. L’appella-
tivo che a questi viticoltori più si addice? Pioniere.
Un pensiero comune li lega: divulgare i sapori di
un vitigno altrimenti destinato all’oblio, che è frut-
to di questa terra, le Marche, e di nessun’altra.
GAROFANATA
Benedetta Luciani
Sommelier
I vigneti della cantina
Terracruda, Fratte Rosa (PU)
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