Lo si considera il più antico di tutti i distillati no-
bili e non. La data di nascita sembrerebbe partire
nel XV secolo, anche se certamente molto lonta-
no dalle caratteristiche odierne. Erano i contadini
Guasconi a produrlo con alambicchi primordiali,
conosciuti dagli spagnoli e al loro volta dagli arabi.
Sarà invece nel XVII secolo che assumerà i conno-
tati giusti per essere denominato Armagnac.
La allora potente flotta commerciale
olandese che navigava su tutti i mari lo
diffuse rapidamente nelle loro tante co-
lonie e oltre, fino a diventare un’impor-
tante fattore di commercio. Con l’arrivo
della fillossera a fine '800 subì i danni
degli attacchi alle viti e come in tutta
Europa si dovettero prendere i provve-
dimenti per risanare la produzione.
È la Guascogna quindi la sua patria
natìa e attuale e i territori di produzione
sono divisi in tre dipartimenti: Haut Ar-
magnac, Bas Armagnac e Tenareze.
I vini dai quali nascono sono ottenuti da vi-
tigni ugni blanc (il nostro trebbiano), colom-
bard, folle blanche e baco blanc, quest’ultimo
nato per ibridazione tra folle blanch e l’americano
noah per rinforzarlo dall’ attacco fillosserico. Pos-
sono concorrere anche altri vitigni tipici del sud-
ovest francese, ma questi elencati sono i classici più
riconosciuti.
La distillazione avviene con alambicchi arma-
gnaçais e gli affinamenti in botti di locali querce
nere. Entrando ora nelle denominazioni i più quo-
tati sono sempre stati i Bas-Armagnac con le se-
guenti specificazioni: Grand Bas-Armagnac, Fins
Bas-Armagnac, Petits Bas-Armagnac.
Vi sono poi le classificazioni di invecchiamento
che sono: VS oppure *** (da uno a tre anni di in-
vecchiamento), VSOP (da quattro a nove anni di
invecchiamento), Napoléon (da sei a nove anni di
invecchiamento), Hors d'âge, XO (da dieci a di-
ciannove anni o il millesimo di distillazione), XO
Premium (da vent'anni in poi o il millesimo di di-
stillazione). Nel contesto delle tre denominazioni
le differenze dipendono ovviamente dalle compo-
sizioni geo-pedologiche dei tre dipartimenti.
Tutti gli Armagnac vanno degustati nei classici
calici a ballon di cristallo e a temperatura ambien-
te. Evitare il riscaldamento del ballon con l’ormai
obsoleto fornellino a spirito onde evitare la eva-
porazione dell’alcool e la conseguente perdita dei
profumi; basta il palmo della mano per aiutare a
portarlo alla giusta temperatura senza procurargli
traumi. Essendo più “maschi” dei Cognac, per co-
loro che amano il fumo, come altri distillati tipo
Rhum e Whisky, è sempre stato considerato un
perfetto abbinamento con i migliori sigari caraibi-
ci e perché no in compagnia di un bello scacco di
cioccolato da nobili cru di cacao.
Gli Armagnac, magari i più giovani senza sacri-
ficare i più quotati, sono perfetti nello sfumare in
cottura diversi tagli di carni rosse e selvaggina.
Le “culture moderne”, se così possiamo chiamarle,
si sono abbastanza allontanate da questi nobilis-
simi distillati, preferendo sbevazzamenti di ogni
genere ed è un vero peccato. La scusa dei controlli
stradali e di evitare l’alcolismo c’entrano ben poco
con una sana coscienziosa educazione. Due dita di
questi stupendi distillati dopo cena, quando si è in
casa, sicuramente non recano danno a nessuno,
ma apportano godimento.
IL PIÙ ANTICO DEI DISTILLATI NOBILI
ARMAGNAC
G.C.
Baise
Garonne
Gers
Douze
Midouze
Adour
Bas-Armagnac
Haut
Armagnac
Armagnac
Tenareze
Mirande
PARIGI
Bordeaux
Toulouse
ARMAGNAC
AUCH
Eauze
Cazaubon
Montreal Condom
Nerac
Auch, capitale del
dipartimento di
Gers, Guascogna
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