Tempio di Prambanan
sull’isola di Giava
Eva Kottrova
Sommelier
Batara Guru
, autore della vita di ogni essere umano,
fece nascere una fanciulla di cotanta radiosa bellezza
da innamorarsene ardentemente al punto di volerla
prendere in moglie. La pulzella chiamata Retna Du-
milla, ossia “Gemma Splendente”, non ricambiando
l’amore del supremo creatore adorato nell’antico
induismo balinese, altresì nel culto giavanese con il
nome di
Shiva
, escogitò un piano per temporeggia-
re, vincolando il proprio consenso alla condizione
di ricevere in dono di nozze dal suo pretendente un
cibo giovevole e all’altezza di appagarla quotidiana-
mente senza mai stancarsene. Il divino Artefice fece
cercare invano il misterioso alimento non riuscendo
a soddisfare la richiesta e alla fine, stanco di aspetta-
re, costrinse la casta figliola a sposarsi, che per l’onta
subita si suicidò gettandosi nel fiume. Il Dio, pentito
e straziato dal dolore, volle riservare all’amata un’o-
norata sepoltura incaricando il principe dell’impero
di Mendang-Kamulan,
Prabu-Makukuwan
, di ve-
gliare i suoi resti mortali, il quale, al calar del sole
del quarantesimo giorno, vide comparire attorno
alla tomba un misterioso baluginio di tanti pic-
coli raggi luminosi che rischiaravano l’oscurità
e che al chiarore del mattino si tramutarono in
piantine di una specie mai vista prima.
Batara
Guru
, messo al corrente, capì che nei semi di
quelle piante generati dalle tante lacrime ver-
sate sarebbe sopravvissuta l’anima di Retna
Dumilla e che avrebbero fornito all’umanità
quell’alimento che non sarebbe mai venuto a
noia seppur consumato ogni giorno.
All’arboscello sconosciuto fu dato il nome di
padi
,
“riso”, e si deve agli iniziatori dell’agricoltura baline-
se lo sviluppo dell’attività di coltivazione sugli im-
pervi suoli terrazzati dell’Arcipelago indonesiano.
Subak
, l’antico e peculiare metodo d’irrigazione
organizzato in un intricato ecosistema compatibile
con la natura dei luoghi, che assume una dimensio-
ne sacrale contemplando numerosi templi dedicati
e la gestione idrica deputata ad una casta sacerdo-
tale, incanala l’acqua dei fiumi e dei laghi vulcanici
nelle verdi risaie terrazzate dell’isola di Bali, con-
sentendo ai coltivatori di divenire i risicoltori più
popolari e di successo di tutta l’Insulindia.
Il riso bianco,
nasi putih
, costituisce l’alimento pre-
sente pressoché in ogni pietanza della cucina indo-
nesiana, dal salato al dolce, dalla colazione alla cena,
contaminata dalle culture delle centinaia di etnie
differenti distribuite tra le isole abitate delle circa
diciassettemila sospese sulle acque di cristallo, con
metà della popolazione residente nell’isola di Giava.
Dalle umili origini, nato come cibo di recupero nel
mondo rurale per evitare gli sprechi,
nasi goreng
,
letteralmente “riso fritto”, è il piatto della tradizione
indonesiana tra i più noti e apprezzati nel mondo
che si prepara con il riso bianco,
basmati
o
patna
dal chicco fine e allungato
,
bollito o al vapore, fred-
dato e poi fritto al salto nel wok con bocconcini di
pollo o gamberetti, verdure ed ortaggi, condito con
salsa di soia dolce densa e scura simile alla melassa,
kecap manis
, salsa piccante,
sambal oelek
, o anche
salsa di pesce dal sapore intenso oppure di ostriche
ANIMISMO PRIMIGENIO E CIVILTÀ DEL RISO
INDONESIA
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