Benedetta Luciani
Sommelier
Cecina
Bolgheri
DOC Bolgheri
e DOC Bolgheri
Sassicaia
TOSCANA
Donoratico
San Guido
Castagneto
Carducci
Campiglia M.ma
Piombino
Follonica
DOC Bolgheri
DOC Bolgheri Sassicaia
Una catena di colline ricoperte da boschi che for-
ma un teatro naturale prospicente il mare. Sullo
sfondo il profilo dell’arcipelago toscano, la Corsica
all’orizzonte. Correnti marine che soffiano costan-
temente rinfrescando i vigneti. Un lungo rettilineo
fiancheggiato da due file di cipressi secolari con-
duce dall’Oratorio di San Guido al centro storico.
Siamo a Bolgheri, frazione di Castagneto Carduc-
ci, nel cuore della Maremma livornese. Il viale di
cipressi, monumento nazionale reso immortale da
Giosuè Carducci nella sua ode
Davanti a SanGuido
,
è oggi il simbolo dell’Italia del vino nel mondo. Ad
impiantarlo Guidalberto della Gherardesca, conte
di inizio ‘800 che diede a Bolgheri nuovi impulsi
ristrutturando i vigneti secondo le più aggiornate
conoscenze agronomiche e piantandone di nuovi.
Oidio, peronospora e fillossera interrompono però
le innovazioni di Guidalberto. A riprenderle, in
seguito, il marchese Mario Incisa della Rocchetta,
sposo della contessa Clarice della Gherardesca, che
rivoluzionerà la storia di Bolgheri. Basta vini ros-
si rustici. Suo modello qualitativo i grandi
vini francesi che era abituato a bere. Allora
preleva dai duchi Salviati, a Migliarino Pi-
sano, delle marze di Cabernet che impianta,
nel 1942 e 1944, a Castiglioncello di Bolghe-
ri. A consumare quel vino dapprima solo la
famiglia e qualche amico, finché suo nipote, il
marchese Piero Antinori, verso la fine degli anni
‘60 non ne propone la commercializzazione.
1972: il primo Sassicaia, vendemmia 1968, vede la
luce. Veronelli se ne innamora, lo stesso Decanter,
ma è con i 100 punti di Robert Parker all’annata
1985 che il mito si consacra.
Il primo disciplinare di tutela dei vini Bolgheri vie-
ne approvato nel 1983, anno segnato dalla morte
del marchese Mario. In questa versione, tuttavia,
è contemplata la produzione solo dei vini bianchi
(Vermentino per lo più) e rosati. Da un lato, quin-
di, bianchi e rosati protetti dalla denominazione
ma che non avevano caratteristiche tali da rende-
re riconoscibile un territorio nel mondo, dall’altro
vini da tavola di qualità spesso superiore a quella
delle denominazioni famose del tempo ma che non
avevano “Bolgheri” scritto in etichetta. Da questo
fatto, classificato come “pasticcio all’italiana”, ini-
ziò a prendere piede la definizione di Supertuscans.
Bisognerà attendere il 1994 per la tanto attesa mo-
difica della DOC che renderà ammissibili i vini
ross i. Due sono le tipologie previste: il Bolgheri
Rosso DOC e il Bolgheri Superiore DOC. Conte-
stualmente viene inserita nel disciplinare anche la
sottozona Bolgheri Sassicaia, precisandone i limiti
territoriali a ridosso di Bolgheri in cui poterla pro-
durre, ossia l’interno della tenuta San Guido.
Ulteriore passo avanti nel 2011 quando viene con-
sentito l’uso libero delle tre varietà principali: Ca-
bernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot. Prima,
infatti, i vini di Bolgheri potevano essere solo dei
blend, mentre ora è possibile produrre anche mo-
novarietali. Nel tempo sempre più persone seguono
le orme del marchese Mario Incisa della Rocchetta
sperimentando il modello bolgherese. Il primo è
Piermario Meletti Cavallari che nel 1977 arriva da
Bergamo e crea il Podere Grattamacco. Subito dopo,
da Varese, arriva Michele Satta, altro protagonista
della storia del vino di Bolgheri, oltre al marche-
se Lodovico Antinori che dà vita ad Ornellaia e
BOLGHERI
GIOIELLO DELLA MAREMMA LIVORNESE
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