Sommeliers Marche Magazine 62 - page 9

IL “BAROLO DEL SUD”
POTENZA ED ELEGANZA DELL’AGLIANICO DEL VULTURE
Affondare gli occhi, il naso e la bocca in un cali-
ce di Aglianico del Vulture è, prima di tutto, un
viaggio. Un itinerario metaforico e sensoriale, cer-
to (attraverso trame visive di un rosso rubino in-
tenso e impenetrabile che, con l’invecchiamento,
assume meravigliosi riflessi aranciati, e lungo se-
ducenti pieghe olfattivo-gustative minerali, sapide,
armoniche, godendo delle carezze di tannini ele-
ganti e sempre più vellutati con l’età), ma anche,
seppur solo con l’immaginazione, un vero e pro-
prio viaggio geografico dalla Grecia alla Basilicata.
In questa terra selvaggia e misteriosa e, più nello
specifico, nei comuni di Rionero in Vulture, Bari-
le, Rapolla, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Fo-
renza, Acerenza, Melfi, Atella, Venosa, Lavello, Pa-
lazzo San Gervasio, Banzi, Genzano di Lucania e
Montemilone, viene allevato l’Aglianico del Vultu-
re, vitigno nobile e austero, coltivato fino a 800 me-
tri di altitudine in vigneti ubicati ai piedi del Mon-
te Vulture, un vulcano spento da millenni. Un
viaggio antichissimo, peraltro, visto che si ritiene
che tale vitigno sia stato introdotto dai Greci tra il
VII-VI secolo a.C.
Una grecità, quella dell’Aglianico del Vulture, atte-
stata, oltre che dai resti di un torchio dell’età roma-
na ritrovati nella zona di Rionero in Vulture e da
una moneta bronzea raffigurante l’agreste divinità
di Dioniso coniata nella zona di Venosa nel IV se-
colo a.C., anche probabilmente proprio dal suo stes-
so nome, che forse deriva da Hellanico o Hellenico.
Un vino tanto straordinario quanto sconosciuto
(tanto è vero che Ed McCarthy, nel 2007, titolò
un suo articolo
“Italy’s Great Unknown: Aglia-
nico del Vulture”
) o, comunque, ancora trop-
po poco conosciuto nel panorama nazionale
e internazionale, dalle qualità e dalle po-
tenzialità straordinarie.
Dire però che questo itinerario alla scoper-
ta dell’Aglianico del Vulture è un viaggio “in
prima classe”, visto che si tratta di uno dei più
grandi Rossi italiani, significa anche che esso,
per secoli, è stato appannaggio di pochissimi. Il vi-
no in Basilicata, infatti, come emerge dall’inchie-
sta Jacini (promossa dal Parlamento nel 1877), co-
stituiva decisamente “un genere di lusso” riservato
ai proprietari. I contadini, non avendo i mezzi per
comprarlo, bevevano acquata, cioè acqua fermen-
tata nelle vinacce.
Vino ematico, materico, carnale, incontenibile co-
me un “cavallo purosangue”, e, insieme, etereo, ie-
ratico e spirituale. L’Aglianico del Vulture è tutto
questo. Un vino che sa unire sacro e profano, ter-
ra e cielo. La sua sacralizzazione deriva anche da
alcuni usi gastronomici ormai scomparsi connessi
alla vendemmia, al termine della quale si era soli-
ti bollire tagliatelle di acqua e farina con l’aggiun-
ta di alcuni pezzi di mela cotogna, nel mosto d’A-
glianico, il “primo” della spremitura. Il vino nuo-
vo, invece, riposto e intoccabile in cantina, veniva
conservato e da esso ci si asteneva.
Un vino che fa bene e che nutre, l’anima, il cor-
po e lo spirito, come ricorda Andrea Bacci, medi-
co di Paolo III, che
«viene preparato con uve piut-
tosto secche, reso vigoroso dal rovere e conservato
in ottimi vasi. Risulta pertanto profumato e sapido:
gradevole al gusto, piacevolissimo e stabile, di eleva-
to potere nutritivo, corroborante per lo stomaco e le
membra»
. Infine, se è vero che, come dice un vec-
chio detto, “quando si mangia si lotta con la mor-
te”, allora, forse più che mai di fronte ad un Aglia-
nico, carichi di nostalgia e di stupore, ci si può per
un momento sentire immortali:
«l’onda del vi-
no... scuoteva i ricordi, li faceva ruzzolare verso la
coscienza, li poneva sulla linea d’uscita. Ma ci vo-
leva ancora pasta e poi carne, peperoni, pecorino,
prosciutto, un iter di filosofico immagazzinamen-
to... Allora si poteva bere e iniziare i grandi raccon-
ti»
(V. Riviello,
Tempo di bere tempo di mangiare
,
in N. Calice (ed.),
Porco e Aglianico. Storie riti e mi-
ti alimentari in Basilicata
, CalicEditori, Rionero in
Vulture 2018, p. 145).
Arianna Fermani
Sommelier
Monte Vulture
Potenza
BASILICATA
Zona Aglianico
del Vulture DOC
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