IL GENIUS LOCI DEL GRANDE VITIGNO
VERDICCHIO D’ORO A STAFFOLO
Gualberto Compagnucci
Comune di Staffolo
Ci vedemmo a Staffolo a fine novembre 2023 con
Sandro Marani delegato di Ancona dell’Accademia
Italiana della Cucina e alcuni suoi soci per parlare di
Verdicchio con i produttori e alla presenza del Sin-
daco Sauro Ragni. L’occasione è stata quella del “Pre-
mio Verdicchio d’Oro” che si celebra ormai da anni.
Ci siamo incontrati appunto con diversi produttori
i quali ho intrattenuto su diverse tematiche del Ver-
dicchiomettendo a fuoco oltre alle caratteristiche or-
ganolettiche soprattutto la storia, gli aspetti geo‑pe-
dologici e microclimatici dei vari territori, quindi il
suo genius loci. Ho sottolineato, in base a diverse ri-
cerche storiche che già Plinio il vecchio e Columel-
la nel suo De Re Rustica parlavano nei loro scritti di
uve trebulane (trebbiano) e di verdicchio che lo si fa-
ceva risalire addirittura al VII sec. a.C. come discen-
dente dell’Aminea. Al di là di ricordare anche Alari-
co che secondo il cinquecentesco frate Cimarelli da
Corinaldo nel 410 d.C. passando in zona per il sacco
di Roma
“seco recasse 40 otri di vino Verdicchio per
dar sanitade et bellico vigor ai suoi Visigoti”
.
Assimilabile sotto l’aspetto ampelografico al treb-
biano di Lugana e di Soave ma anche a diversi al-
tri sparsi soprattutto nell’ Italia centrale e parte del
meridione, come questi è una presumibile virazio-
ne dell’appunto antico vitigno trebbiano, detto an-
che
trebula
e
trebulanum
già noto anche agli Etru-
schi e diffusosi poi soprattutto nei colli romagnoli.
Ma tornando al nostro verdicchio, considerato or-
mai da diversi anni da tutte le guide il miglior bianco
d’Italia e che ultimamente ha raggiunto la medaglia
d’oro a livello mondiale, esprime il meglio di se nel-
le colline jesine e nella valle matelicese dove ha
trovato i più favorevoli habitat. Qui, dopo alcu-
ni anni di esperienze che ebbi al Centro Geo-
logico di Col di Gioco sotto l’Apiro con i miei
allievi della Berkeley Geological University
di San Francisco e i loro professori scienzia-
ti accompagnatori, abbiamo studiato tutti gli
aspetti geologici e climatici dei due versanti
dei Castelli di Jesi e poi di Matelica con la sua
Valle Camertina. Gli studenti fecero carotag-
gi sotto diversi vigneti delle due diverse zone e
studiarono le composizioni dei terreni di superfice
poggianti sul bedrock di base compresi tra circa 5 e
2,5 milioni di anni fa, quindi successivi al miocene
arrivando al pliocene e pleistocene. Tra i due versanti
dei Castelli di Jesi si alternano terreni argillosi, mar-
no calcarei e a volte con presenza di sabbie.
Successivamente prendemmo i vini degli stessi vi-
gneti e in lingua inglese li guidavo nella degustazio-
ne, fermo restando che nessuno di loro percepì sen-
sazioni minerali a prescindere dallo zolfo che è vola-
tile. In base anche alle differenze climatiche tra Jesi
e Matelica si confermò la maggior struttura gustati-
va e sapidità del Classico dei Castelli, vista anche l’a-
ria marina che attraversa le file di colline, contro la
maggior intensità olfattiva del Matelica, viste nel ca-
so le potenti escursioni termiche della Valle Camer-
tina che però è chiusa dalla sinclinale rappresenta-
ta dalla catena del San Vicino e l’Appennino umbro
marchigiano. Il blocco delle montagne stoppa quindi
l’influenza dell’aria marina adriatica, ma comunque
la valle gode delle particolari caratteristiche dei suoi
terreni
ex letto marino
di origine pliocenica che con
il ritirarsi delle acque si sono depositate certe quan-
tità di fossili marini tra alghe diatomee, crostacei,
molluschi e ossa calcaree di cefalopodi e c’è da ag-
giungere che in alcuni di questi terreni disposti verso
il San Vicino si trova anche del gesso che bagnandosi
di acqua piovana produce idrogeno solforato.
Abbiamo parlato a Staffolo anche della, purtroppo
in passato maltrattata, anfora risalente agli anni ‘50
quale vecchio simbolo o meglio allora icona mon-
diale del Verdicchio che diversi produttori stanno
però oggi riprendendo con grandi vini. Ovviamen-
te tutto questo è un accenno perché approfondim-
mo molto gli argomenti che si conclusero poi a tavo-
la con cibi tradizionali perfettamente abbinati a di-
versi ottimi Verdicchio della zona di Staffolo.
Fra i due versanti dell’Esino, Staffolo con Cupra-
montana e Montecarotto si confermano pertanto le
tre principali capitali del Classico dei Castelli di Jesi.
Un ringraziamento particolare va a Sandro Marani
e al Sindaco Sauro Ragni per l’opportunità e la squi-
sita ospitalità.
Staffolo
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