Sommeliers Marche Magazine 64 - page 31

MOSCATO D’ASTI DOCG E ASTI DOCG
I vitigni moscato, principi delle uve aromatiche, ap-
partengono ad una cosiddetta “famiglia allargata”
di vitigni, il cui principale punto in comune è l’aro-
ma: il suo nome deriva infatti dal latino
“muscum”
(muschio). La loro origine è antichissima, si ritiene
provengano dall’Oriente, probabilmente dalla Siria:
loro versioni dolci venivano già utilizzate a conclu-
sione dei banchetti di Greci, che chiamavano que-
sto vitigno
Anathelicon Moschaton
, e Romani (Pli-
nio il Vecchio lo chiamava invece
Apianae
, perché
i loro dolci acini erano molto amati dalle api). Nel
‘700 queste uve hanno dato origine a vini molto ap-
prezzati dalle corti nobiliari, sino a raggiungere la
sua massima affermazione con l’avvento delle auto-
clavi per la spumantizzazione.
I moscati sono molto diffusi, li troviamo lungo le
coste mediterranee, dal Libano alla Grecia, dalla
Francia alla Spagna, e vengono coltivati in nume-
rose Regioni d’Italia: oggi vogliamo trattare della
varietà più nota e diffusa (circa 45.000 ettari, di cui
10.000 in Piemonte), il Moscato bianco, o Moscato
d’Asti o di Canelli, chiamato dai francesi, oltre che
de Frontignan, o de Lunel, o d’Alsace, Muscat a pe-
tits grains (cioè a piccoli acini), che si distingue da
quello ad acini grandi, il Moscato di Alessandria
o Zibibbo, che ci dona a sua volta il famoso passi-
to di Pantelleria. Altri nomi con cui viene indica-
to questo vitigno sono Moscatel menudo blanco in
Spagna, Gelber muskateller in Germania, Tamio-
asa in Romania. Altri moscati da ricordare sono il
Moscato giallo (o fior d’arancio), il Moscato rosa, il
Moscato di Trani, quello di Noto, quello di Siracu-
sa, il Moscatello di Montalcino, anche se l’elenco
sarebbe ben più lungo.
In Piemonte abbiamo la più alta concentrazione
di moscato del mondo: questa ampia diffusione
nella parte sud dell’astigiano e nell’Alto Mon-
ferrato viene comunemente fatta risalire al ri-
torno dalle crociate di valorosi cavalieri pie-
montesi. Dalla fine dell’800 la coltivazione ha
avuto una immensa espansione, anche grazie
ai Savoia, fino agli anni ‘90 del XX secolo, grazie al
successo commerciale dell’Asti Spumante, il vino a
base moscato più conosciuto al mondo: non possia-
mo qui non ricordare Carlo Gancia, fondatore del-
la ben nota cantina, che, dopo aver approfondito le
tecniche di spumantizzazione nella Champagne,
nel 1865 iniziò a produrre uno spumante a Canelli.
I comuni autorizzati alla produzione del Moscato
d’Asti DOCG e Asti DOCG sono ben 52, tutti situa-
ti tra le Langhe e l’Alto Monferrato, terra d’elezio-
ne. Il vitigno Moscato ha un notevole livello di zuc-
cheri, ed in esso ritroviamo i tipici profumi di me-
la e salvia. Il vino ha un bellissimo colore giallo pa-
glierino intenso dorato, è dolce, e sprigiona sentori
di frutta gialla, fiori di arancio e tiglio, miele di aca-
cia, con un retrogusto di nocciola.
Dal vitigno moscato, in Piemonte nascono due vi-
ni: il Moscato d’Asti e l’Asti, la versione spuman-
te, che hanno ottenuto la DOC nel 1963 e la DOCG
nel 1993. Le differenze tra loro sono tantissime: ad
esempio, il primo, che non prevede la presa di spu-
ma, utilizza il tappo “raso” come i vini fermi e il se-
condo, spumante realizzato col metodo Charmat (o
Martinotti, l’enologo piemontese che lo ha inventa-
to) quello “a fungo”, con la classica gabbietta, e la ti-
pica bottiglia pesante. Ma le maggiori differenze tra
i due vini risiedono nel tenore zuccherino (più al-
to nel Moscato, nel quale vengono fermentati meno
zuccheri, sviluppando quindi meno alcol), e il di-
verso grado di effervescenza, che è maggiore nell’A-
sti spumante: infatti, il primo è un vino frizzante e
il secondo uno spumante. Inoltre, in genere l’Asti è
prodotto in grandissime quantità da grandi maison
spumantiere, mentre il Moscato d’Asti può essere
definito un prodotto più legato al mondo contadi-
no, alle piccole aziende, che dedicano alla sua pro-
duzione cure molto attente, già a partire dal vigne-
to. Entrambe le tipologie vanno degustate a fine pa-
sto, come dolce conclusione: gli abbinamenti più az-
zeccati sono i dolci da forno e la pasticceria, biscotti
secchi e crostate, anche se Mario Soldati suggeriva
di accompagnarlo a salumi freschi, poiché l’anidri-
de carbonica riesce a rinfrescare il palato, offrendo
un bel contrasto dolce-salato.
IL LATO DOLCE DEL PIEMONTE
Torino
Asti
Alessandria
PIEMONTE
Alba
World Heritage Site
Margherita Mazzantini
Sommelier
Zona di
produzione
del Moscato
d’Asti DOCG
e Asti DOCG
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1...,21,22,23,24,25,26,27,28,29,30 32,33,34,35,36,37,38,39,40
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