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NOVITÀ DALLA FRANCIACORTA
IL NUOVO LABORATORIO DI MICROVINIFICAZIONE
C’è un filo sottile che unisce le Marche con la Fran-
ciacorta: quello della sperimentazione e della vo-
glia di sviluppare le eccellenze del proprio territo-
rio. Questo desiderio, un paio d’anni fa, ha porta-
to il Consorzio per la tutela del Franciacorta a par-
tecipare ad un PNRR (5° Bando di Filiera) assieme
all’Istituto Marchigiano di Tutela Vini. In attesa di
scoprirne l’esito, a fine agosto di quest’anno abbia-
mo voluto intervistare il dott. Mario Falcetti, con-
sulente enologo ed agronomo, che da anni opera
proprio sul territorio bresciano.
«Il vigneto della Franciacorta conta ben 3500 etta-
ri, 126 produttori e circa 20 milioni di bottiglie di
Franciacorta DOCG commercializzate ogni anno,
di cui quasi il 90% a livello nazionale» ci ha raccon-
tato Falcetti che fa anche parte del Consiglio d’Am-
ministrazione del Consorzio franciacortino, con
delega alla Ricerca & Sviluppo. Un ufficio, quello
di Ricerca & Sviluppo, che lavora in maniera per-
manente, occupandosi principalmente di attività
di monitoraggio, di miglioramento genetico e di
controlli sulle performance di portinnesti differen-
ti (soprattutto per l’efficienza idrica). Per dare ade-
guata copertura a queste ricerche ed arrivare ad ot-
tenere vini da valutare sensorialmente, il Consor-
zio si era sempre appoggiato all’Università di Mi-
lano ed alla Fondazione Edmund Mach di San Mi-
chele all’Adige (TN); da alcuni anni, tuttavia, era
al vaglio la possibilità di lavorare autonomamen-
te anche su attività di microvifinicazione, per avere
maggior spazio di movimento, semplificando la lo-
gistica che comporta il “fuori sede”.
«Con l’inizio della campagna vendemmiale 2024
è stato inaugurato il nuovo laboratorio di microvi-
nificazione. I temi oggetto d’indagine, per i primi
anni, saranno focalizzati al miglioramento geneti-
co e alle strategie agronomiche, con l’obiettivo di
ricercare risposte concrete al cambiamento clima-
tico» ha dichiarato l’enologo. Quello del laborato-
rio sperimentale interno era un sogno divenuto re-
altà grazie alle sinergie con la Fondazione Accade-
mia Symposium di Rodengo Saiano (Istituto Tec-
nico Superiore) e col Gruppo Oeno Italia di Erbu-
sco, che ha fornito il supporto logistico.
«Il 14 agosto 2024, dopo le operazioni di collaudo e
le verifiche del caso, abbiamo iniziato le prime vi-
nificazioni. L’attività di quest’anno prevede il sag-
gio dei vigneti guida (riferimenti storici per lo stu-
dio della fenologia e della cinetica di maturazione
delle uve) di numerosi incroci chardonnay x erba-
mat, finalizzati alla ricerca di nuovi genotipi adat-
tati al territorio. Oltre a ciò, vogliamo testare lo
chardonnay su diversi portinnesti di cui alcuni più
tolleranti allo stress idrico e portare avanti anche
altre attività, quali la verifica di diverse tecniche di
gestione a verde della chioma e di ombreggiamento
della stessa. Tutta la ricerca, che passerà attraverso
l’attività di microvinificazione, fino alla successi-
va spumantizzazione e a ripetute sessioni di anali-
si sensoriale ad opera dei tecnici operanti nel ter-
ritorio, rappresenterà un momento storico sia per
il Consorzio che per la denominazione, grazie alle
nuove conoscenza acquisibili.»
I dati e le informazioni raccolte, infatti, permet-
teranno di fare tutta una serie di valutazioni utili
per fornire consigli ai produttori e, nel medio-lun-
go periodo, suffragare decisioni strategiche per il
territorio e la denominazione. Al di là delle tecni-
che di gestione del vigneto, particolare importanza
viene attribuita all’attività di miglioramento gene-
tico, proprio incrociando tra loro i vitigni Erbamat
e Chardonnay con l’obiettivo di trovare una sinte-
si tra i due “genitori” che potrà rivelarsi particolar-
mente interessante grazie al fatto che l’erbamat ha
una maturazione più tardiva rispetto allo chardon-
nay, riuscendo al contempo a mantenere un’elevata
acidità titolabile nel tempo, con performance mi-
nori per quanto riguarda l’accumulo zuccherino
(questo sia rispetto allo chardonnay che anche al
pinot noir). Così sarà possibile ottenere vini meno
alcolici, in linea con le tendenze di mercato attuali.
Un lavoro lungo, che richiede almeno un decennio,
ma che permette di aprire nuove strade, favorendo
anche il confronto tra ricercatori di tutto il mondo.
Raffaello De Crescenzo
Sommelier
Mario Falcetti
enologo ed agronomo