SCHIAVA
COME UN’INACCESSIBILE BELLA DONNA
Die Vernatsch ist eine schöne Frau
, ovvero: la Schia-
va è... una bella donna! E, come ogni bella donna, è
inaccessibile, un po’ permalosa e ama terribilmente
essere corteggiata. La coltivazione di questo vitigno
così ricco, con un grappolo così pieno e turgido ep-
pure così incredibilmente delicato e di resa incerta,
richiede dunque molta pazienza, molta competenza
e, insieme, molta gentilezza e tanto amore. Esatta-
mente gli stessi ingredienti che impiega quotidiana-
mente Karoline Sinn Flarer, proprietaria dell’azien-
da vitivinicola
Pratenberg
, che ci ha accolti in una
radiosa mattina di fine agosto nella sua elegantissi-
ma cantina (nata dalla sistemazione di un vecchio
maso) adagiata sopra Merano. Dopo aver imbandito
per noi un tavolo con tovaglie di puro lino e con fio-
ri bianchi freschissimi, e dopo averci coccolati con
le delizie altoatesine. ci ha condotti per mano tra le
sue vigne, ordinate e curatissime, che si inerpicano
con fierezza e compostezza su imponenti costoni di
porfido, e che richiedono lavoro costante, cure gior-
naliere, e, insieme, energia e “tatto”.
La Schiava è donna, dunque, e esattamente come la
Barbera piemontese, anche lei, non a caso, femmina
(come recita il titolo di un libro uscito alcuni anni fa:
Barbera is female
), è un vino rappresentativo di un
territorio. Appena si dice “Schiava”, infatti, il pensie-
ro corre immediatamente all’Alto Adige, a quelle cre-
ste infinite e infinitamente belle, a quei pascoli in fio-
re incorniciati da quell’aria rarefatta, che profuma di
buono. In realtà, per essere più precisi, quando si par-
la di Schiava (in tedesco
Vernatsch
) ci si riferisce ad
un gruppo di vitigni a bacca nera, coltivati in Italia
principalmente in Provincia di Bolzano, ma anche in
Provincia di Trento, in Provincia di Verona, in Pro-
vincia di Brescia, in Provincia di Bergamo e in Pro-
vincia di Como. Le varietà più diffuse appartenenti
a questo gruppo sono
Schiava Grossa
(
Großvernats-
ch
),
Schiava Gentile, Schiava Grigia
(
Grauvernatsc
) e
Schiava Grigia o Schiava Piccola
(
Kleinvernatsch
).
I vini più importanti ottenuti con uve Schiava so-
no il Santa Maddalena (o
St. Magdalener
) con 178
ettari, nei dintorni di Bolzano, e il Lago di Caldaro
(o Caldaro o
Kalterersee
) con 373 ettari, nei pressi
del lago omonimo, sempre in provincia di Bolza-
no. Storicamente, poi, con la Schiava era prodotto
un vino lombardo, originario dell’Alto Milanese: il
Colli di Sant’Erasmo.
Questo splendido
light body red wine
, vino profu-
matissimo (i cui sentori spaziano dalla ciliegia ros-
sa, alla fragola, dal mirtillo rosso alla mandorla al ri-
bes rosso, dal melograno alla violetta), vino leggero,
ma per nulla banale e superficiale, piacevolissimo e
delicato, raggiunge da anni livelli di eccellenza. Do-
po aver rappresentato per anni il
vino del territorio
(e anche “il vino di tutti i giorni”), le scelte “bianchi-
ste” degli ultimi decenni hanno condotto a una di-
minuzione drastica della sua produzione e alla di-
smissione della maggior parte delle viti di Schiava.
Da alcuni anni, invece, si assiste al ritorno a questo
vitigno (meno quantità ma più qualità, quindi) che
è in grado di regalare vini di grande freschezza e vi-
talità, che sanno raccontare della propria terra ma
hanno, anche per ragioni per così dire geografiche,
una immediata vocazione internazionale.
Un vitigno che “conosce molte lingue”, dunque, che
si dice e si dà al plurale, e la cui grande versatilità si
lascia apprezzare non solo negli abbinamenti tipici
con i canederli in brodo, con zuppe di verdura o con
piatti a base di funghi, con lo speck e gli affettati ti-
pici delle zone alpine, ma che può essere bevuto an-
che da solo, magari godendo di un tramonto davan-
ti alle creste innevate, e che dunque scalda il cuore e
si abbina magnificamente… anche al pensiero!
Arianna Fermani
Sommelier
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