Del pari al rovente deserto equatoriale anche
sul gelido mare artico solcato da impavidi mari-
nai-guerrieri il miraggio appare esteso all’orizzon-
te a momenti, quasi a portata di braccio o di una
manciata di miglia al massimo, disegnando vivi-
di bastioni e castelli fluttuanti con guglie luccican-
ti, contornati da colline, valli e cime innevate che
allettano la vista di navigatori bramosi di possede-
re nuove terre da espugnare, ma curiosamente in-
trappolate in una stretta porzione di cielo per ope-
ra, a volte fatale, della beffarda “Fata Morgana”. I
fenomeni naturali un tempo inspiegabili diedero
adito ad antiche leggende rimestando ad arte fat-
ti e personaggi reali o immaginari anche tra cultu-
re lontane. Così si intrecciò la storia della malvagia
Morgana, fata delle acque del ciclo arturiano, con i
bizzarri effetti atmosferici che rifrangono e proiet-
tano immagini inesistenti.
Le rigide terre del Nord offrivano ben poco per sfa-
mare il popolo crescente di pacifici agricoltori co-
stretti a trasformarsi in temuti predoni dei mari.
In cerca di rifugio, forse, fu proprio un miraggio
artico a far spingere oltre le “Isole delle pecore”, le
Fær Øer, sulle infide acque glaciali alcuni capiclan
dissidenti fuggiti dal “Paese dei fiordi”, quando
nell’872
Harald Bellachioma
ascese al trono e uni-
ficò i 29 piccoli regni sotto l’egida della sua corona.
Accompagnati da uccelli marini sulla “strada delle
balene”, secondo l’arcaica licenza poetica norrena,
i primi Vichinghi con i loro agili e veloci “destrie-
ri dei mari”, le sinuose imbarcazioni
dreki
evocanti
draghi marini, raggiunsero il nuovo orizzonte. Sul-
la “Terra del ghiaccio” i coloni dei Normanni e Cel-
ti unitisi in matrimoni tribali devastarono le fore-
ste di betulle per coltivare cereali e patate poi, al-
levare greggi e mandrie, costruire abitazioni e im-
barcazioni, cucinare e scaldarsi tutto l’anno, cosic-
ché all’arrivo della piccola era glaciale del Medioe-
vo l’Isola divenne una tundra ghiacciata. Uno spes-
so manto di ghiaccio marino bloccava i porti lungo
tutto il perimetro insulare e, come se non bastasse,
le due imponenti eruzioni del famigerato sistema
vulcanico
Laki
sterminarono oltre la metà del be-
stiame e le conseguenti carestie un terzo della po-
polazione islandese. Anche le colonie guidate dal
mitico condottiero fuggitivo
Erik il Rosso
verso la
vicina Groenlandia perirono di fame a causa del
perenne ghiaccio polare, che per trecento anni co-
prì quasi del tutto la “Terra verde”. Questo costrin-
se a cacciare animali selvatici scampati alla morte
come i simpatici
lundi
, o pulcinelle di mare e, me-
glio ancora, a pescare tra le “figlie di
Ægir
”, le al-
gide onde oceaniche catturando salmoni, merluz-
zi, eglefini e arpionando foche, trichechi, balene e
squali centenari.
Ægir
, gigante e re delle acque, fu
l’inventore e cuciniere della birra, come racconta-
no le epiche saghe norrene, essendo amico degli dei
che intrattenne nel ruolo di locandiere servendogli
L’IGNUDA LANDA DEI VICHINGHI
TRA VULCANESIMO E GLACIALISMO
ISLANDA
Eva Kottrova
Sommelier
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