Sommeliers Marche Magazine 64 - page 18

A PARTIRE DALLA MAGNA GRECIA
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La storia antica e la storia moderna ci insegna che
casi fortuiti fanno riscoprire vecchie tradizioni e
sviluppare nuovi traguardi in campo scientifico
come è successo per gli Underwater Wines.
Iniziamo con una breve riflessione sul fatto che due
liquidi che apparetemente si sono sempre odiati
come acqua e vino possano così legarsi e apportare
dei benefici per mezzi naturali. La storia di cui ne
abbiamo traccia inizia al tempo della Magna Gre-
cia, circa 2500 anni fa, nell’isola di Chio, ad oriente
del Mar Egeo dove venivano immersi gli acini d’u-
va in acqua marina per pulire i grappoli dalla pru-
ina bianca che intaccava l’uva in fase di matura-
zione. Già si capì che questa operazione apportasse
benefici perché i grappoli potevano appassire più
velocemente e si constatava nello sviluppo del vino
effetti positivi in ambito aromatico.
Nella storia Moderna dobbiamo però spostarci in
Liguria per mano di Piero Lugano con l’azienda
Bisson che nel 2009 inizia il suo progetto di affina-
mento dei vini sotto il livello del mare nei fondali
marini a largo di Portofino. La coraggiosa e visio-
naria azione fu intrapresa perché studiando dei vi-
ni ritrovati in delle anfore nei relitti marini si con-
statava un vino in ottimo stato e dalle necessità di
stoccaggio che in cantina erano piuttosto limitate.
Così Lugano iniziò con 6500 bottiglie di spumante
Metodo Classico a una profondità di 60 metri per
26 mesi. Appena un anno dopo, nel 2010, in Fin-
landia, presso le isole Aaland furono ritravate 168
bottiglie di Champagne nei resti di una nave del
XIX secolo (anni ‘40 dell’Ottocento) che attraversa-
va quelle zone per portare le bottiglie inviate da Lu-
igi XVI allo Zar Pietro Il Grande. Dalle analisi fat-
te dagli esperti lo Champagne pare che risultò per
gran parte in ottime condizioni con caratteristiche
organolettiche uniche. Da qui nasce lo sviluppo e
la fama in età moderna degli Underwater Wines.
Alcune di queste bottiglie furono vendute all’asta
per cifre che arrivarono ai 15000 euro l’una. È solo
una mossa di marketing con packaging accativan-
ti, bottiglie ricoperte da alghe e conchiglie o esi-
stono motivazioni tecnico scentiche che spingono
produttori a compiere questo salto in mare?
Innanzi tutto dobbiamo dire che, come menziona-
to, risolve dei problemi di stoccaggio seppur non
sempre economicamente validi, ma il mare offre
spazi pressoché illimitati, cosa che in magazzini di
cantina non può avvenire. A livello organolettico,
qualche mese di immersione in acqua marina cor-
risponde per il vino, a detta di tecnici, a qualche
anno in superficie.
Luca Luciani
Sommelier
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