Ischia tre cose tienn e’bbuono: o’sole, o’mare e…
È tipico nella fantasia partenopea aggiungere il ter-
zo aggettivo a proprio piacimento. In realtà sono
tantissime le cose che quest’isola ha di buono, ma
per me, il vino di sicuro è la terza!
Anche perché la vite, è storia e parte integrante
della vita millenaria di quest’isola. Infatti furono
gli antichi Greci i primi a portare la vite in quest’i-
sola, qui è rinvenuta alla luce un’antica fattoria ri-
salente al VII secolo a.C. dove hanno ritrovato vi-
naccioli molto simili per DNA agli attuali coltiva-
ti, inoltre il tipo di potatura anche nei vigneti più
antichi o in stato di abbandono è di tipo corto pro-
prio come nell’Antica Grecia. Poi seguirono Etru-
schi e Romani, per diversi storici infatti, il nome
romano di Ischia era “Aenaria” luogo della vite e
del vino; Virgilio ed Ovidio descrivevano Ischia
con il nome di “Inarim” ovvero “Vite”.
Anticamente gli ettari coltivati per la produzione
di vino erano circa 1.500 (ancora visibili i terrazza-
menti), non pochi per le dimensioni di quest’isola,
contro gli attuali 300. Attualmente definita l’Isola
Verde, sia per il colore del suo mare, sia per la sua
terra, rocce e scogliere di origine lavica.
Creatasi da eruzioni vulcaniche, attraverso il mo-
vimento della crosta terrestre, l’isola si è immersa
nel mare per poi risalire in superficie. L’intrusione
delle acque marine nel magma ha dato vita al tufo
che di solito appare di colore giallo o bianco, men-
tre qui è di colore verde perché all’interno si sono
verificate cristallizzazioni di sodio e di potassio ot-
time per ottenere vini di qualità.
Ischia
Sommelier Nicola Urbano
L’ISOLA DEI PIÙ ANTICHI VITIGNI AUTOCTONI
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