Nella classifica dei 50 vini più costosi del mondo
non appare nessun italiano. Sono tutti d’oltralpe.
Come mai? Che il nostro vino sia a livello interna-
zionale un pò bistrattato rispetto ai francesi? Op-
pure l’Italia mantiene un maggiore livello di one-
stà? In fondo si parla pur sempre di vino, che una
volta bevuto di lui resta soltanto una bottiglia vuota
e... non è paragonabile ad un grande quadro d’auto-
re o un bellissimo tappeto persiano dello stesso va-
lore economicoma che si rivalutano e che rimango-
no per tutta la vita fin oltre ai posteri.
Certo, in alcune aste vini italiani quasi secolari co-
me Brunelli e Baroli valgono migliaia di Euro, ma
il caso riguarda vendemmie, seppur grandi, molto
più recenti, non più lontane di trent’anni fa.
Pur capendo la filosofia produttiva di un Romanée
Conti, di un La Tâche, un Richebourg o un Petrus,
con rese in uva che arrivano a 25 quintali per et-
taro, quattro volte in meno di un medio vino tri-
colore ma anche francese, arrivare a diverse deci-
ne di migliaia di Euro per una sola bottiglia fa sicu-
ramente raddrizzare i peli al Presidente della FAO.
Si certo, in diversi di questi vini vengono applicate
regole che si fanno addirittura risalire ai primi be-
nedettini del VI secolo d.C. C’è un fortissimo con-
cetto di lieu-dit (Climats) e si opera in modo asso-
lutamente artigianale e manuale, senza l’ausilio di
macchine, pompe e chimica enologica.
Questa è la propaganda dei francesi ma in Italia
che cosa pensano che facciano certi grandi, pic-
coli produttori di fama internazionale ed anche
meno famosi? Se i francesi adoperano i poten-
ti cavalli bretoni anziche i trattori per arare i vi-
gneti possiamo testimoniare che anche nelle
Marche come altrove si ara spesso con i cavalli,
magari non bretoni. L’ultima volta lo abbiamo
visto presso la piccola Azienda vinicola Ferriera
di Fano. Ma si può credere veramente che alcu-
ni Brunelli, Baroli, Barbareschi, Taurasi, Ama-
roni e via dicendo non meritino allora le stes-
se quotazioni? Provate a mettere in degustazio-
ne bendata un Grand Cru di Chablis o Montra-
chet con certi grandi bianchi italiani e vediamo poi
che succede. Certo che questi possono vivere anche
fino a trent’anni... e allora? Peccato che nello storico
di Colonnara ne siano rimaste pochissime bottiglie,
ma se aveste la remota fortuna di farvele stappare
impazzirete. Sto parlando di Verdicchio dei Castel-
li di Jesi Cuprese vendemmie 1988 e addirittura del
1985. Beh, siamo prossimi ai trent’anni e ne dimo-
strano si e no cinque e sono semplicemente stupefa-
centi. Quanto dovrebbero valere semessi in vendita,
visto che un Leflaive Montrachet Grand Cru, qua-
si coevo, è quotato circa 11.000 dollari americani?
Ma questo è soltanto un esempio. Il vino italiano,
di recente ma ignota vendemmia, al momento più
quotato al mondo con circa 1.000 dollari è il Barolo
Collina Rionda di Bruno Giacosa. Le aste poi sono
sorprendenti: da Sotheby nel 2001 sono state messe
all’incanto sette bottiglie di Montrachet del 1978 al
prezzo finale ciascuna di 23.924 Pound e un rarissi-
mo datato Chateau d’Yquem a 111.000 Pound. Sia-
mo pazzi!
Se quindici anni fa a Monaco di Baviera partecipai
ad una degustazione bendata di due vini, un Ro-
manée Conti e un Radici Mastroberardino di stessa
vendemmia e, con grande sorpresa dei teutonici ma
con mia somma soddisfazione, solo per un punto
vinse il Radici, ma pur sempre vinse e a prescinde-
re da me, i tedeschi sono alquanto severi e pacati,
io mi chiedo: sarà il caso di rivedere un po’ il tutto
e spezzare non una lancia ma un’alabarda a favore
del grande e onesto vino italiano?
Che dire poi dello Champagne Goūt de Diamants,
vestito dal luxury designer Alexander Amosu e sti-
mato 1.200.000,00 Pound alla bottiglia? Si, avete
letto bene: unmilioneduecentomila Sterline ingle-
si e con questa somma ci si acquistano sei Ferrari.
Il Diamant non proviene da altre galassie ma la sua
etichetta è d’oro bianco 18 carati più 19 carati di
diamanti purissimi: ovviamente pazzie per pove-
ri signori come Roman Abramoviĉ. Ma poi, con la
bottiglia vuota che ci farà? Un mega ciondolo per il
girocollo della signora, o il portachiavi per la Ferra-
ri? Non Vi sembra vera follia?
di Gualberto Compagnucci
UNA VERA FOLLIA!
I PIÙ COSTOSI VINI DEL MONDO
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