Sommeliers Magazine Marche n. 31 - page 27

Ciò che ha stuzzicato la mia curiosità in questo
viaggio nei vini ischitani è l’innumerevole quan-
tità di vitigni autoctoni presenti nell’isola e i suoi
omonimi vini; Biancolella, Forastera e Per’ e Pa-
lummo vinificati anche in purezza; Guarnaccia,
Uva Rilla, Coglionara e San Lunardo usati come
taglio nella DOC bianco o rosso che sia, e per la
produzione di ottimi vini passiti, sono fin’ora le va-
rietà coltivate nell’isola e ancora Coda di Cavallo,
Romana, Cannamelu e Livella presenti in piccolis-
sime percentuali per la salvaguardia del patrimo-
nio genetico.
Dobbiamo questo patrimonio ad alcune azien-
de come Casa D’Ambra, Pietratorcia, Cenatiem-
po, Perazzolo e qualche altro. Grazie al loro lavo-
ro e alla loro perseveranza al di fuori delle mode di
piantare vitigni internazionali, generazioni si sono
succedute alla guida di queste aziende, portando
avanti vecchi metodi, con uno sguardo sempre at-
tento alle nuove tecniche e tecnologie, per valoriz-
zare e far conoscere all’Italia e al mondo i loro vini;
anche se nel Museo Contadino di proprietà dell’a-
zienda Casa D’Ambra (cantina più grande dell’Iso-
la fondata nel 1888), vi sono lettere commerciali a
testimonianza che il vino ischitano viaggiasse già
dalla Sicilia fino ad Istria.
Come ci racconta Sara D’Ambra enologa insieme
a suo padre Mario nell’azienda di famiglia, a 600
metri di altezza nei vigneti come Frassitelli a stra-
piombo sul mare, la vendemmia è davvero sugge-
stiva e per certi versi eroica come in poche altre
parti del mondo (Mosella, Liguria e Val D’Aosta),
le uve vengono trasportate tramite monorotaie su
terreni scoscesi e pendenze assurde, dove anche ai
parassiti verrebbero le vertigini!
Non è consentito alcun uso di pesticidi, 12 ore
di esposizione diretta al sole, escursione termi-
che che vanno dai 30° di giorno ai 15° della not-
te e tanta dedizione alla pianta, danno vita ad
ottimi bianchi come il Biancolella, anche nel-
la versione Superiore: fruttato, floreale, fine e
con un sapore intenso delicato e persistente
con una nota minerale molto composta e gra-
devole, o come il Forastera con note più scan-
dite di frutta gialla e macchia mediterranea e
un sapore più secco, ammandorlato e di buon
carattere e… alla DOC Ischia Bianco.
A quote leggermente più basse, dai 200 ai 400 me-
tri s.l.m., rossi di buona struttura come il Per’ e Pa-
lummo (o Piedirosso) e la DOC Ischia rosso (Per’
e Palummo e Guarnaccia) e per finire le altre tre
varietà (Uva Rilla, San Lunardo e Coglionara) per
la produzione del passito Gocce D’ambra, dolce,
per nulla stucchevole, avvolgente ed equilibrato da
una vena acidula.
Poi ci sono viticultori di altre zone d’Italia come i
F.lli Muratori originari della Franciacorta che con
la collaborazione di Francesco Iacono, ricercatore
ed enologo ex coordinatore della ricerca vitivini-
cola all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige
(il più importante centro di ricerca nazionale nel
settore), hanno dato vita alla tenuta Giardini Ari-
mei, ripristinando completamente una vecchia te-
nuta del 1700, si sono concentrati, sotto l’occhio vi-
gile della giovane enologa Serena, solo sulla produ-
zione di un Ischia Bianco Superiore e di un Passito
definito da loro “secco” in etichetta, lavorato, co-
me in antichità nei “palmenti” (antiche vasche per
la fermentazione del mosto), che subisce ben “set-
te” rigoverni prima di affinare in legno e bottiglia,
un vino unico!
Non scordandoci che la DOC Ischia è stata istitu-
ita nel 1966 ed è stata la seconda DOC d’Italia, se
non avete idea di dove passare le prossime vacanze,
vi suggerisco Ischia, tra spiagge, centri termali, bo-
schi, tanta buona cucina e soprattutto un buon cali-
ce di vino gustato mentre il sole tramonta in mare.
La vigna Frassitelli a Ischia
(foto a lato)
La cantina Pietratorcia
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