Sommeliers Magazine Marche n. 31 - page 17

Ritrovare frammenti di segreti nascosti da millenni
e codici genetici impressi negli infinitesimali nuclei
cellulari è una emozione grande e stupefacente per
qualsiasi cultore di ampelografia, ansioso di scopri-
re le vere origini della madre di tutti i vitigni.
Nell’ultimo decennio degli anni novanta e a ca-
vallo del duemila, Patrick E. McGovern, Direttore
Scientifico del Progetto di Archeologia Biomole-
colare per l’alimentazione e le bevande fermentate
presso l’Università della Pennsylvania Museum di
Philadelphia e Professore Aggiunto di Antropolo-
gia, ebbe varie volte la fortuna di poter analizzare
il DNA dei vinaccioli più antichi fino ad allora co-
nosciuti, risalenti a circa ottomila anni fa, ritrovati
in fondi di contenitori d’argilla nei siti archeologici
di Nosiri e Shulaveri, nell’odierna Gruzija, o Geor-
gia caucasica. Quando l’uomo decise di stabilirsi in
piccoli villaggi lo fece probabilmente per difendere
il suo patrimonio, sia agricolo che di armenti, gene-
rato per la necessità di alimentarsi.
Non tutte le piante raccolte nei boschi però attecchi-
rono e fruttificarono dando così vita a una selezio-
ne di alimenti base e rivoluzionando non solo l’ali-
mentazione, ma anche l’organizzazione dei gruppi
e dei sistemi di relazioni all’interno della struttura
sociale. Con il fine di poter conservare il raccolto
durante le fredde stagioni, stipandolo nei pozzi sot-
terranei al riparo dalle intemperie invernali e dalle
orde di invasori, i primi artigiani si ingegnarono
per inventare contenitori di rudimentale fattura
prodotti solamente con un impasto di acqua e ar-
gilla. Accanto al grano, orzo, avena, sorgo e miglio
non mancava la carne dei bovini e delle pecore alle-
vate in cattività, mentre le erbe aromatiche e alcune
radici servivano per insaporire gli alimenti.
Presto anche la frutta coltivata entrò a far parte
della vita quotidiana delle tribù caucasiche e, tra le
piacevoli sorprese, anche un inebriante liquido pro-
fumato e zuccherino trasformatosi sua sponte nelle
grandi giare sotterrate per l’inverno. Tale scoperta,
tramandata ai posteri per divenire espressione cul-
turale del territorio, da tempo immemorabile viene
celebrata con ogni sorta di ricorrenza nelle contra-
de dell’Anatolia nord-orientale, l’antichissima Col-
chide magnificata nei poemi di Euripide, Omero
e Apollonio Rodio, ove all’ombra delle viti ripo-
sarono gli Argonauti, fedeli compagni di Giasone
giunti nel regno di Eete per conquistare il prezioso
Vello d’Oro nascosto presso il sacro bosco di Ares,
vegliato e protetto da un terribile drago. Recando-
si oggidì nella capitale georgiana, a Tbilisi, con il
desiderio di rispolverare miti, leggende e storie sug-
gestive legate al mondo del vino, l’occhio attento
scorge sotto le nuvole la colossale statua della Kart-
lis Deda, madre degli aborigeni kartveli, che porge
il benvenuto con una coppa di vino in una mano
a chi giunge da amico, nel mentre l’altra brandisce
una spada per ammonire il nemico.
Nella vita quotidiana di ogni georgiano la cultura
del vino, in tutte le sue sfaccettature, occupa un
posto importantissimo oltre a simboleggiare l’ospi-
talità e l’amicizia profonda. Le liturgie conviviali,
osservate ogni qual volta almeno tre commensali si
ritrovino a pasteggiare insieme, hanno regole rigide
imposte dal “tamada”, l’arguto simposiarca nonché
capotavola della “supra”, tradizionale banchetto
delle feste intriso di spiritualità e riccamente im-
bandito di piatti georgiani; rifiutare i suoi consigli o
contestare le sue decisioni sul menù abbinato ai vini
costituirebbe un’offesa imperdonabile, oltre che
grave atto di maleducazione. Parimenti maleduca-
to è chi non consuma fino in fondo il contenuto del
suo calice, mentre è esonerato da tale costumanza
solamente l’individuo che il tamada ha prescelto
per la dedica del brindisi reso ancor più lieto da
Turchia
Iraq
Iran
Siaria
Ucraina
Moldavia
Romania
Bulgaria
Grecia
Russia
Armenia
GEORGIA
Azerbaijan
Kazakistan
MAR NERO
MAR MEDITTERRANEO
MAR CASPIO
Stemma della
Repubblica Georgiana
La gola del fiume Aragvi
(foto a lato)
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