Sommeliers 44-2018 - page 19

Annualmente, con l’avvento del
Nawrūz
, presso le
corti della Persia preislamica divenne consuetudine
inviare al re, adornato con magnifici vestimenti, un
garbato giovane dalle gradevoli fattezze per donar-
gli il contenuto di un vassoio di metallo pregiato
con sette pagnotte cotte derivate da sette granaglie
diverse, sette rametti di piante dalle proprietà be-
nauguranti, altrettanti cubetti di zucchero bianco e
monete d’argento, un dinaro d’oro appena coniato,
pezzi di cocco, datteri pelati; tutto nel segno dei
migliori auspici. Inoltre, l’acqua pura in una broc-
ca d’argento a significare la trasparenza dell’anima
e della ragione; infine, il re, ogni
Nawrūz
, consegnò
alla natura un falcone bianco come gesto di gene-
rosità. Sebbene la tradizione nacque nella gloriosa
età preislamica, riunisce ancor oggi le famiglie di
discendenza persiana disseminate nel mondo per
perpetuare la devozione alla regale sacralità radica-
ta nella plurimillenaria civiltà iranica.
Le celebrazioni incominciano dagli ultimi
dodici giorni dell’inverno con i rituali del
Khane Tekani
– il riordinamento della casa,
del guardaroba, il ritrovarsi con le persone
unite da legami di parentela e amicizia.
Gli aulenti giacinti,
sonbol
, sparsi qua e là in casa,
consacrano l’imminente approssimarsi della pri-
mavera nell’ultimo mercoledì dell’anno persiano,
il giorno della rituale rappresentazione allegorica
della luce che sconfigge le tenebre, lo
Chahârshanbe
Sûrî
, o festa del fuoco, in cui dar vita a grandi falò
per le strade è una costumanza imprescindibile. Se-
condo le credenze, in questa notte intrisa di magia
per sino gli spiriti dei passati alla miglior esistenza
possono risorgere dal regno delle ombre.
Quando il giorno del Nawrūz ormai è giunto alla
porta, su una tavola allestita con allegorica leziosità
somigliante ad un altare adorno sono presenti tutti
i sette elementi aventi per iniziale la lettera “S”,
Haft
Sîn, simboleggianti i sette arcangeli che contribui-
rono ad avviare lo Zoroastrismo fondato dal profeta
e mistico iranico circa tremila anni or sono; la reli-
gione dominante per lungo tempo nell’Asia centra-
le.
Sabzeh
- chicchi di lenticchie, orzo o frumento
germogliati rappresentano la rinascita,
samanu
–
l’impasto di orzo germogliato e tostato figura l’ab-
bondanza,
senjed
– frutti secchi di oleastro in-
dicano i legami d’amore,
sîr
– l’aglio prospetta
la salute,
sîb
– mele, scrupolosamente rosse, rispec-
chiano la bellezza,
somaq
– bacche di sommacco
ricordano l’asprezza della vita,
serkeh
– l’aceto ritrae
pazienza e saggezza. Uova decorate propiziano la
fertilità, una ciotola di acqua con pesci rossi incarna
la vita dentro la vita, lo specchio esprime in forma
simbolica la lindezza e l’onestà, l’acqua di rose la pu-
rezza e la pulizia, mentre una ciotola di acqua allude
alla trasparenza della vita e una foglia su di essa vale
la caducità dell’esistenza, le candele si accendono
con l’intento di illuminare l’alba e si dispongono le
monete –
sekkeh
– per assicurare ricchezza.
Sulla tavola impregnata di sacrale rigore figura-
no i testi ortodossi del
Corano
e dell’
Avesta
, la più
antica opera letteraria persiana, oltre alle poesie
immortali dei più lodati autori classici da
Sa’di,
Anwarī, Khayyām
e
Rumi
ad
Hāfez
e, in primo luo-
go
Ferdowsī
, il maggior poeta epico della Persia me-
dievale, ritenuto il Dante della letteratura persiana;
Egli narra in rime baciate l’epopea imperiale dei re
di Persia dal mitico primo uomo iranico fino alla
conquista islamica nella sua opera magna il
Libro
dei Re
, lo
Shāh-Nāmeh
.
Il
Dīvān
, ossia il canzoniere del venerato
Hāfez
,
supremo poeta lirico della letteratura neopersiana,
lasciò in eredità gli esempi più tersi del linguaggio
universale dell’amore proibito e di quello natura-
listico:
«Vino e fiori da spargere attorno: che cosa
Le vasche di distillazione
dell’acqua di rose
La tradizionale tavola allestita per il Nawruz
Cardamomo
Cannella
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