di un’uva di grande interesse, ma forse troppo rele-
gata ad un consumo locale, di scarso
appeal
interna-
zionale. Pur consapevoli delle enormi potenzialità, i
produttori non riuscivano a far uscire il sagrantino
dalla sua dimensione territorialmente circoscritta e
dalla sua funzione di vitigno impiegato quasi esclusi-
vamente per la produzione del vino passito.
Proprio in quegli anni in cui si stava discutendo
delle prospettive del Montefalco Sagrantino, due
illuminati personaggi dell’economia umbra, non
direttamente coinvolti nella filiera vitivinicola, il
commerciante di mobili Domenico Adanti e l’im-
prenditore tessile Arnaldo Caprai, ebbero il merito
di maturare delle intuizioni destinate a cambiare
in maniera significativa la storia del vino nelle
colline tra Bevagna e Montefalco. Da sempre
i contadini della zona avevano l’abitudine di
produrre e conservare un certo quantitativo di
Sagrantino secco, che veniva usato come vino
migliorativo, assemblato a varietà come il merlot,
il sangiovese e la barbera. Adanti e Caprai erano
convinti che i tempi erano maturi per convincere il
consumatore che i vitigni coltivati in Umbria costi-
tuivano un’eccellente materia prima e in particolare
che un vino secco a predominanza di uva sagrantino
poteva rappresentare un’espressione tipica del terri-
torio; occorreva solo adeguare il risultato ai gusti del
pubblico, soprattutto di quello internazionale.
Una volta intrapresa, l’avventura del Sagrantino
ebbe da subito un percorso di successo che portò nel
1980 all’approvazione della DOC Montefalco Rosso
e nel 1992 a quella della DOCG Montefalco Sagran-
tino. Con la costituzione nel 1981 del Consorzio di
tutela dei vini di Montefalco, il Sagrantino decollò
definitivamente con una produzione e una superfi-
cie vitata sempre crescente che nei primi anni Due-
mila arrivò a quintuplicarsi grazie anche alla nascita
di una nuova generazione di cantine e di produttori.
Un notevole contributo alla diffusione del Sagranti-
no e all’affermazione della sua notorietà venne an-
che da particolari circostanze legate ad eventi o per-
sonaggi del jet set cinematografico, come quando fu
servito nel banchetto di nozze di Michael Douglas
e Catherine Zeta Jones o in occasione di una cena
evento del Festival del Cinema di Venezia alla pre-
senza di star hollywoodiane o quando Sharon Stone
acquistò all’asta una doppia bottiglia magnum 1998
del “25 anni” di Arnaldo Caprai, griffata dall’eti-
chetta disegnata da Roberto Cavalli.
Ma la vera popolarità del sagrantino è riconducibi-
le al tannino, che, per tipologia e concentrazione,
rende unico al mondo questo vitigno. Secondo una
ricerca condotta dalla Fondazione Edmund Mach
dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, il
sagrantino, per la sua composizione genetica, con-
centra una quantità di tannini facilmente estraibili
superiori a qualsiasi altro vitigno al mondo. L’ele-
mento caratterizzante e specifico dell’uva risulte-
rebbe dalla struttura stessa del tannino, ma soprat-
tutto dalla sua composizione, diversa da quella di
altri vitigni, tale da rendere il vino meno astringen-
te: ecco perché è possibile avere un Sagrantino fine,
addirittura anche con 4 grammi/litro di polifenoli,
la cui concentrazione renderebbe intollerabile il gu-
sto in qualsiasi altro vino.
Dal punto di vista organolettico il Sagrantino risulta
molto strutturato, vestito in una lucida livrea di to-
nalità violaceo scura, dotato di una trama impene-
trabile e di un grande potenziale d’invecchiamento.
Il suo profumo regala intensi aromi marcatamente
fruttati anticipati da una consapevole, energizzante
ed evanescente volatilità (specialmente nella versio-
ne passita), con note che ricordano distintamente
le more di rovo e soprattutto le prugne mature, in-
sieme a un corredo di sentori speziati che spaziano
dalla cannella all’anice stellato e con un finale im-
preziosito dall’inconfondibile sfumatura di cacao.
Gli aromi di frutti di bosco neri sono dovuti princi-
palmente agli esteri ramificati e unitamente ad essi,
troviamo anche una buona presenza di cinnamato
che amplifica la percezione di sentori di spezie dol-
ci. Inoltre gli acini di quest’uva contengono anche
precursori d’aroma che legano composti terpenici:
alcuni di essi contribuiscono alla sensazione delle
note balsamiche, altri, invece, con il loro carattere
floreale, bilanciano le intense note fruttate che, in
particolare nei vini realizzati con grappoli d’uva
molto maturi, sono prevalenti e molto intense. Il
floreale del linalolo che rimanda alla rosa appassita
si attenua con il tempo, mentre l’
-terpineolo con-
tinua a distribuire in fase evolutiva tenui ricordi di
canfora e sfumature di note balsamiche di eucalipto
che si fondono in un finale di sbuffi di polvere di
caffè e tabacco kentucky (
Moio, 2016
).
Ma è soprattutto in bocca che il Sagrantino sfodera
le sue armi sensoriali più attraenti e incisive: l’equi-
librio tra il buon contenuto alcolico e l’elevata dota-
zione di estratti e polifenoli regala un compromesso
di spessore gustativo e di ricca saporosità. L’impo-
nente struttura tannica, serrata solo al primo im-
patto, rivela presto una consistenza morbida e un
tatto setoso, in quanto è sapientemente bilanciata
dalla generosa dotazione glicerica e da una conte-
nuta dolcezza nella tipologia passito.
Gli impegnativi piatti della gastronomia umbra,
spesso ricchi di untuosità, trovano un valido alle-
ato nel Montefalco Sagrantino, e addirittura con il
Passito la tradizione suggerisce in abbinamento un
cosciotto di agnello al forno profumato con le erbe
aromatiche della rustica campagna umbra.
La città di Montefalco,
“Ringhiera dell’Umbria”
Zona di produzione del
Montefalco Sagrantino DOCG
Vigneti a Montefalco
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Tevere
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Nera
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UMBRIA
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