Sommeliers Marche Magazine 55 - page 12

DELIZIE CHE APPAGANO I SENSI E LO SPIRITO
Cose turche!
«
Sei tu divin caffè, il cui dolce liquore senz’alterar
la mente, sa far sbocciare il cuore
», l’esotica delizia
nera, estratta dalla Coffea Robusta e dalla pregiata
Arabica, ricca di aroma e gusto vigoroso con sfu-
mature di cacao o miele, capace di sedurre la gola,
sensibilizzare l’intelletto e la ragione, rapire il cuore
come se ogni goccia celasse un raggio di sole.
Il culto del caffè, esercitato con un minuscolo rito
quotidiano divenuto esigenza globale senza distin-
zioni di casta o religione, può tradursi in un istan-
te esclusivo per penetrare nei reconditi pensieri al
chiuso delle mura domestiche, in una piacevole
pausa di ristoro in un locale pubblico o in un evento
mondano, oppure in occasione d’incontro per dis-
sipare vecchi rancori e porre fine a controversie.
In Turchia, la ritualità che ammanta la
liturgia del
caffè
è una costumanza sociale dalle radici pro-
fonde che assume rilevante importanza e validità
anche nelle proposte di unione coniugale, interve-
nendo per via diretta perfino nelle relazioni inter-
personali tra i genitori dei nubendi.
La tradizione turca vuole che il promesso fidanza-
to, il padre e la madre si rechino in visita presso
la dimora dell’amata per chiederne la mano alla
famiglia. Nel focolare paterno della giovane figlia
si svolge l’incontro tra i membri delle rispettive
famiglie per eventualmente procedere, a consenso
ottenuto, alla successiva fase dell’ufficializzazione
del fidanzamento. La tappa preliminare è l’avveni-
mento per esibire il calore dell’ospitalità e destrezza
nel preparare e servire il caffè ai presenti secondo
le usanze tramandate da generazioni, che la futura
sposa deve affrontare come fosse una sorta di esa-
me senza alcuna intromissione della mamma.
Le nere perle etiopi giunsero attraverso l’Arabia
Felix nel Sublime Stato ottomano, laddove si definì
l’arte di preparare il divino infuso. I chicchi tostati
e ridotti a fine polvere in modo sapiente nell’appo-
sito macinacaffè di ottone, poi adagiati dolcemen-
te sull’acqua zuccherata vengono posti a fiamma
bassa nel caratteristico pentolino di rame dal collo
stretto e il lungo manico, l’
ibrik
. Appena il liquido
alza il bollore facendo espandere una densa e cre-
mosa schiuma sabbiosa, si toglie il bricco dal fuoco
ripetendo l’operazione fino a tre volte. Nelle tazzi-
ne di porcellana, cinte di metallo cesellato, si posa
qualche cucchiaino di schiuma prima di versare il
caffè bollente da centellinare con agio per trarne
un piacere intenso e prolungato possibilmente in
compagnia, perché
“Bere una tazza di caffè insieme
porta 40 anni di amicizia”
, come recita un prover-
bio turco che ne riassume l’enorme rilevanza nella
vita sociale. I sedimenti del nero macinato intrisi
d’acqua, a loro volta, diedero nel tempo libero sfo-
go alla fantasia dei vaticini che predissero il futuro
interpretando i depositi sul fondo.
Eva Kottrova
Sommelier
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