in fermento, caratterizzato
da un forte ricambio gene-
razionale e dalla nascita di
nuove realtà che hanno sa-
puto portare, in pochi anni,
i loro vini a livelli di eccellen-
za, confermando, qualora ce ne
fosse bisogno, la vocazionalità del
territorio. Basti pensare che oltre
il 60% delle aziende del matelice-
se compaiono stabilmente come
eccellenze nelle principali guide
vinicole e questo fa del Verdicchio
di Matelica uno dei vini bianchi italiani a
maggior tasso di riconoscimenti in rapporto alla
superfice vitata. E quindi, mentre nell’alta Marca
trevigiana si discute animatamente se debba esse-
re “Prosecco” o “Valdobbiadene”, i produttori di
Matelica accorciano i tempi e in maniera decisa e
compatta si uniscono nella loro scelta.
Tutti sono consapevoli che tale decisione possa
creare difficoltà, almeno per un periodo iniziale,
ma tutti vogliono credere fermamente nell’unicum
assoluto di questo territorio.
Il giornalista Carlo Cambi ha scritto che
“I colli del
maceratese hanno un respiro universale, i filari ac-
coccolati attorno a queste dolci alture esplicitano il
gesto misurato di un coltivare accorto. L’aria è fina e
di cristallo negli inverni e che diventa abbraccio dei
sensi nelle estati, i profumi dei fiori e delle querce,
l’ordinato disporsi dei manufatti agricoli, il conti-
nuo intervallarsi del coltivato con il selvatico sono
il racconto più esplicito della ruralità che genera il
Verdicchio”
.
Un vino che coniuga la terra con l’anima, che sa
essere rurale e genuino, ma al contempo nobile
ed austero e che oggi apre un nuovo capitolo che
sa di riscatto e di rilancio per un territorio che ha
sofferto le crisi degli ultimi anni; la verità alla fine
spetterà al consumatore, solo lui sarà il giudice su-
premo che sentenzierà su questa scelta in cui tutti
noi dobbiamo credere e verso la quale dobbiamo
ambire senza ripensamento alcuno, con la certezza
di puntare su un grande campione e su un grande
territorio.
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