Generalmente il rapporto dell’umanità con i me-
dici è di amore e odio: l’amore perché ci aiutano
a prevenire, curare e sopravvivere; l’odio, quando
ci proibiscono di mangiare quanto più ci piace.
Beh certo, se uno patisce di particolari patologie
non può esimersi di obbedire.
Ma la mia “accusa” è probabilmente più rivolta
ai dietologi o nutrizionisti quando ti sbattono
d’avanti un cartello sul quale c’è scritto “vietato
mangiare”, anche se sei sano come un pesce. Poi
ti dicono che alcuni cibi li puoi consumare tre
volte alla settimana, altri due volte ed altri ancora
una sola volta. Ma poi ci sono quelli come le frit-
ture che, secondo loro, se non esistessero sareb-
be un dono per l’umanità: quindi, praticamente
proibite. Sarà un particolare piglio, un’antipatia o
avversione di questi signori, oppure un vero peri-
colo per il consumatore?
Si è vero, c’è il problema dei punti di fumo degli
oli e quindi dell’eventuale formazione di acrolei-
na e di trigliceridi in tutto il percorso digestivo
e intestinale che si uniscono alle lipoproteine
a bassa densità, meglio note come colesterolo
LDL e poi tanto ancora che, alla fine, si arriva
ai problemi cardiovascolari, ecc. ecc. Di riman-
do c’è anche il problema della distruzione delle
vitamine per via delle alte temperature, dell’in-
tossicazione epatica e quant’altro ancora e... non
inoltriamoci oltre perché non è il nostro campo.
A questo punto abbiamo sicuramente capito che
le abbondanti fritture hanno la potenzialità di es-
sere nocive. C’è il problema della qualità degli oli:
unico accettabile dalla scienza medica l’extraver-
gine d’oliva che lo vede però utile nella dieta se
usato con moderazione a crudo.
Credo che tutti sappiano che sarebbe meglio
mangiare un pallido e squallido pesce bollito
appena umettato di buon extravergine invece di
una croccante frittura di pesciolini di paranza
con scampi e calamaretti.
I NUTRIZIONISTI CE LE VIETANO, MA…
COME SI FA A RINUNCIARCI!
Gualberto Compagnucci
30