Sommeliers Magazine Marche n. 32 - page 27

sorgenti minerali intorno alla rinomata città ter-
male di Kislovоdsk frequentata dai personaggi
pubblici e dall’aristocrazia russa.
La cantina Praskovejskoje, o Praskovejskij Vinza-
vod, da deposito imperiale e, fattoria durante il pe-
riodo sovietico, è divenuta realtà tra le più fiorenti
del Paese nonostante i duri colpi subiti al tempo
del proibizionismo quando, oltre a dover estirpare
buona parte dei vigneti, lo stato emanò un’ordi-
nanza per convertire il vino in aceto. Fortunata-
mente la preziosa collezione dell’azienda fu occul-
tata in tempo utile per vanificare le ispezioni delle
autorità preposte ai controlli. Oggi la casa vinicola
produce diverse tipologie di prodotti, dal vino sec-
co al dolce, dallo spumante ai distillati e varie linee
di alcolati che completano la gamma delle referen-
ze aziendali.
A marzo, con il risveglio della vigna dal letargo
invernale, anche i viticoltori della Vedernikov Wi-
nery, promettente azienda agricola con duecento
ettari di terreno lungo la riva destra del Don a 160
chilometri ad est della città di Rostov na Donu,
rimuovono le protezioni autunnali poste sui fusti
della vitacea a difesa dell’apparato ipogeo dalle ge-
lide notti invernali che possono raggiungere i meno
trenta gradi. Rkatsiteli, Saperavi, Aaligoté, Riesling,
ma anche Merlot, Cabernet Sauvignon Blanc, viti-
gni d’importazione sono pronti per l’attività radi-
cale annuale rilasciando piccole gocce di linfa vitale
e predisponendo la pianta al germogliamento con
l’avvento di temperature più carezzevoli.
I vitigni autoctoni, come il nero
Tsimlianskij
(цимлянский чёрный), il
Krasnostop Zolotovskij
(красностоп золотовский), oppure il bianco
Si-
birkovyj
(cибирьковый), veri e propri tesori della
cantina, sono vezzeggiati come creature in ogni
fase fenologica. Il
Sibirkovyj
, oltre ad essere com-
plesso da vinificare, con un accrescimento piut-
tosto lento, resa contenuta in uva e un pericarpo
alquanto delicato, lancia costantemente la sfida
all’enologo affinché ogni anno possano raccoglier-
si i frutti da trasformare in accattivanti effluvi di
fiori campestri, aromi di agrumi e di zenzero, sot-
tolineati da marcate note minerali imbevute della
profondità del sottosuolo. Le radici, attraversando
i caratteristici suoli di argilla, imprigionate fra le
terre nere e il basamento dell’altopiano calcareo, il
cosiddetto
shell rock
, a volte devono arrivare anche
a cinque metri di profondità alla ricerca delle ac-
que sotterranee per sopperire alle carenze idriche
nella bella stagione, quando le temperature salgo-
no incuranti delle giovani barbatelle in affanno. La
varietà sativa del rosso
krasnostop
è l’antitesi del
delicato
sibirkovyj
; l’importante struttura tannica
viene spesso adoperata in cuvée con l’alloctono
cab
e l’autoctono
tsimlianskij černyj
. L’estratto di
kra-
snostop
, inoltre, ha bisogno di essere affinato per
smorzare le pronunciate vene tanniche.
La cantina Vadernikov utilizza piccole botti di
rovere per domare le sostanze più dure e rende-
re il prodotto sempre più competitivo sul merca-
to internazionale aggredito da giovani e frizzanti
aziende come Chateau Le Grand Vostok, joint ven-
ture franco-russa nei pressi di Anapa, o Lefkadia,
sempre nella regione di Krasnodar, che si fregia del
lustro apportatogli dal leggendario enologo bordo-
lese Patrick Leon – per decenni al fianco dei baroni
Rotschild.
Anche se nazioni produttrici di voluminose quanti-
tà della sativa e del vino come l’Ucraina, la Moldova
e la Georgia non fanno più parte dello stato più va-
sto del pianeta, nella Russia meridionale, fra il Mar
Nero e il Mar Caspio, nelle regioni di Krasnodar,
Stavropol, Rostov e nella Repubblica del Dagestan
le autorità sostengono ponderosamente il settore vi-
tivinicolo con piani di sviluppo decennali appena
decollati. Oltre alle quote crescenti di produzione,
anche in termini di materia prima fino ad ora im-
portatamassicciamente, la Russia intende rilanciare
la qualità dei suoi prodotti enologici concentrando-
si sul costante aumento di vini e spumanti sempre
più secchi, in contrapposizione alla domanda inter-
na che ancora predilige i nettari più soavi.
I riconoscimenti anche a livello internazionale non
mancano da tempo ma, prima o poi, si può esser-
ne certi, non tarderà la replica gloriosa di un nuo-
vo Grand Prix come nel caso del principe Golitsyn
premiato per la sua eccezionale creazione con il
massimo dei voti da monsieur Chandon, Presidente
del Comitato all’EsposizioneMondiale di Parigi nel
1900, battendo i francesi in casa loro. La bottiglia
fu decorata con lo stemma imperiale, un’esclusiva
concessa da Nicola II, dopo che le deliziose bollici-
ne originate per mezzo del Méthode Champenoise
furono servite all’incoronazione dell’ultimo zar
della storia.
La cantina di Abrau Durso
(foto a lato)
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