Valerio Calzolaio
Non è che i musei del vino siano proprio tanti. In
Italia alcuni sono collegati alla DOCG (Barolo,
Chianti), altri a specifiche famose cantine; nelle
Marche uno piccolino si trova a Staffolo con annes-
sa enoteca. Anche all’estero sono rari, c’è in Cina a
Macao e in Argentina a Cafayate, c’è nella provin-
cia di Barcellona, a Budapest, soprattutto a Parigi:
l’ho visitato a fine anno, il 30 dicembre 2014.
Il
Musée du Vin
di Parigi esiste dal 1984, situato
nel 16° arroindessement, con circa 30.000 visitato-
ri l’anno. In realtà non è facile trovarlo: l’indirizzo
(Square Charles Dickens 5) è un palazzo di una
piazza che piazza non è, tra la Torre Eiffel e il Tro-
cadero. È nascosto fra strade in declivio, non a caso
sul sito francese hanno aggiunto la via (esclusiva)
di accesso,
rue des Eaux
(
com ). Consiglio di prendere a riferimento la fer-
mata della metro Passy.
Il museo del vino è allestito in vecchie cave cal-
caree (non a caso) usate come cantine dai monaci
di un’abbazia del Quattrocento distrutta durante
la Rivoluzione. Troverete anche il passaggio che
utilizzava Balzac per sfuggire ai creditori! Le cave
vennero ristrutturate nel 1950; prima di diventare
il Museo del vino, furono per un certo periodo le
cantine del ristorante della Torre Eiffel.
Da tre decenni sono museo, la proprietà è del
Conseil des échansons de France
una confraternita
bacchica, creata nel 1954, che ha per missione la
difesa e la promozione delle migliori denomina-
zioni viticole. Il museo è propriamente dedicato
alla cultura enologica; uno dei suoi obiettivi prin-
cipali è riflettere la ricchezza e la diversità del pa-
trimonio francese vitivinicolo. C’è una mostra di
attrezzi e oggetti tradizionali legati al lavoro della
vite e del vino, da Lutezia in avanti. Ci sono pan-
nelli e schede in una ventina di successivi “quadri”
dall’archeologia al cognac. Ci sono ricostruzioni
di passaggi cruciali nella coltivazione della vite,
nella/e fermentazione/i, nell’affinamento in botte e
bottiglia (foto).
Il museo è aperto dal martedì al sabato dalle 10 alle
18, l’ingresso costa 10 euro. L’esposizione si distri-
buisce lungo uno stretto umido corridoio, le grotte
e gli anfratti calcarei, può essere effettuata ascol-
tando una meticolosa audio-guida ed è contigua
al ristorante
Les Echansons
(cucina francese tradi-
zionale) aperto dalle 12 alle 15. L’ingresso diventa
gratuito se si pranza.
Il museo offre anche seminari, feste, animazioni
enologiche, nonché attività d’iniziazione o di per-
fezionamento. Ogni sabato vi sono corsi di degu-
stazione di un paio d’ore, con percorsi brevi (6-8
ore), le materie dei vari livelli del sommelier e ov-
via particolare attenzione ai vini francesi.
Il ristorante ha quattro piccole sale a volta, che
possono essere affittate. Non vi ho mangiato (era
chiuso), sarà per la prossima volta!
UN’ANTICA ABBAZIA DEL QUATTROCENTO
DISTRUTTA DALLA RIVOLUZIONE
IL MUSEO DEL VINO DI PARIGI
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