Il Tokaji già noto in Francia nel rinascimento e
denominato da Luigi XIV (Re Sole) “Vino dei Re
e Re dei Vini” ha fatto le fortune anche dei Sau-
ternes. È qui infatti, nel Tokaji, che la famiglia Lur
Saluces, produttrice del mitico bordolese Château
D’Yquem, ebbe modo di scoprire a metà ‘600 l’im-
portante e positiva influenza della
botrytis cinerea
e… ne fece tesoro. I vini di Tokaji sono da sempre
considerati un dono eccellente e
ambiti da tutte le teste coronate
d’Europa. Ancora oggi la tipolo-
gia dolce botritizata più pregiata
l’Aszú Essencia viene riservata ai
personaggi di alto rango che fan-
no visita di stato al Paese magiaro.
Fin dal XIII secolo i migliori
Tokaji, rispetto ai 29 comuni di
produzione, sono quelli prodotti
intorno alla cittadina di Tάllya.
Le cantine sono spettacolari: antiche e profonde,
scavate nei tufi vulcanici e a volte coperte da spes-
se pareti di muffe annerite. In una delle mie visite
alle cantine statali Hungaria scendendo nella parte
più profonda dell’infernotto ci apparve una delle
più grandi botti di rovere al mondo, contenente
circa 30.000 litri di vino. Da più di mezzo secolo è
posizionata a circa venti metri di profondità onde
evitare, se malauguratamente dovesse collassare,
l’inondazione del villaggio ospitante. I vigneti di
Tokaji sono spesso esposti ai violenti e freddi venti
di Bora che scendono dalla Siberia per spandersi
nella Puszta e giungere fino a noi; ne sa qualcosa la
città di Trieste e a volte anche Ancona ed il medio
Adriatico. Ad onor del vero già nel tardo periodo
autunnale non ho mai sentito così freddo come a
Budapest, nemmeno nell’algida Helsinki. Queste
alterne condizioni climatiche arricchiscono tutte
le uve di un buon patrimonio di aromi e acidità.
Nel 1990 il governo ungherese ha querelato Italia
e Francia all’Unione Europea per l’utilizzo impro-
prio della denominazione Tocai in Friuli e di Tokay
Pinot gris in Alsazia. Pur trattandosi di territori,
vitigni e significati etimologici diversi i magiari
hanno vinto la causa e partendo da marzo 2007 i
due Paesi sono stati condannati a rinunciare all’u-
tilizzo del nome. In Italia è stato adottato quello di
“Friulano” ed in Alsazia si è tolta la parola “Tokay”
ed è rimasta soltanto “Pinot gris”.
Altri Paesi come Austria, Slovenia, Croazia, Serbia
e perfino l’Australia sono accusati di fare uso im-
proprio della denominazione. Il Tokaji comunque
può vantare di essere al momento l’unico vino al
mondo considerato “patrimonio dell’umanità”.
Non di meno importante il fatto che detti vini ab-
biano ricevuto il riconoscimento di “cru” classifi-
cati in tre categorie circa trent’anni prima di quelli
bordolesi. Mi è d’obbligo ricordare che l’Ungheria
produce altri ottimi vini bianchi e rossi nell’area
del lago Balaton sia da vitigni autoctoni che inter-
nazionali. A tal proposito va menzionato il fatto
che Italia e Francia abbiano fornito da tempo il
loro knon how consulenziale, non che dire che al-
cuni grandi produttori dei due paesi siano ormai
entrati in partnership commerciale e proprietà.
Meno noti ma di ottima qualità sono i Tokaj della
Slovacchia. Anche qui si è dovuti arrivare ad un
trattato nel 1920 quando la regione confinante
Tokaj-Hegvalja fu divisa tra Ungheria e l’appena
neonata Cecoslovacchia; 120 ettari vitati divenne-
ro allora parte della nuova nazione e nel tempo si
sono estesi di molto. Sono ancora in atto diverse
dispute tra i due paesi per mancato rispetto degli
slovacchi di alcune regole imposte dal trattato. Gli
ungheresi sono tosti e… sanno farsi rispettare.
Nel 1991 hanno fatto divieto assoluto di fortifica-
zione di qualsiasi vino; legge ben più seria di quella
francese che prevede l’aggiunta di alcool anche nei
vini denominati dolci naturali.
Uve Tokaji botritizzate
(foto a lato).
AUSTRIA
CROAZIA
SERBIA
ROMANIA
UCRAINA
SLOVACCHIA
UNGHERIA
Budapest
Tibisco
Tibisco
Danubio
Balaton
Danubio
Scultura di Bacco, (Péter
Szanyi, 1988) eretta nella
piazza principale di Tokaj
(foto a lato).
Il ponte delle catene,
Budapest.
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