Fece divenire la dinastia Han uno dei più autore-
voli potentati nel mondo e al contempo incentivò
lo studio e la cultura, le arti e la poesia, ma anche
l’apertura verso altre civiltà e prodotti fino ad allo-
ra sconosciuti. Durante l’esercizio della sua autorità
sovrana furono introdotti in Cina molti oggetti e
nuove colture dall’Eurasia per mezzo del suo emis-
sario di fiducia Zhang Qian, inviato verso l’Occi-
dente, nella magnifica Samarcanda, per apprendere
notizie, sondare gli umori di chi deteneva il potere
decisionale, avviare trattative militari e commer-
ciali. I suoi racconti, come più tardi quelli di Marco
Polo, stimolarono gli scambi culturali ed econo-
mici favorendo il nascere di fiorenti relazioni com-
merciali che permisero l’introduzione della Vitis
vinifera in Cina a cavallo fra il secondo e il primo
secolo avanti Cristo e consentirono l’esportazione
massiccia del più prezioso dei tessuti, ottenuto dai
filamenti prodotti dai bachi del tutto sconosciuti
nelle regioni Occidentali, che diede il nome alla ce-
leberrima Via della seta.
Longyan, niu nai, wuhebei, hong-jixin, bai-jixin,
beichuan, yantai 73 sono alcune fra le varietà tradi-
zionali delle cultivar cinesi, mentre i ceppi interna-
zionali più diffusi sono: Muscat Hamburg, Caber-
net Sauvignon, Chardonnay, Carmenere, Riesling
Italico, Rkatsiteli, Syrah, Merlot.
Il territorio vocato per il Cabernet Sauvignon in
Cina, lo Chānglí, rappresenta uno dei più grandi di-
stretti vitivinicoli nel paese più popoloso del mon-
do, situato nel nord-est della provincia di Hebei a
ridosso di Pechino e sotto l’egida amministrativa
della città di Qinhuangdao, affacciato sul golfo più
interno del Mar Giallo denominato Bo Hai. Con
l’80% della terra della contea posta a coltivazione
del Cabernet Sauvignon, l’area di produzione vini-
cola dello Chānglí viene spesso definita la “regione
bordolese” della Cina.
Fra le zone colturali naturalmente predisposte e
consacrate alla qualità produttiva, anche la provin-
cia di Ningxia può esibire ottime referenze enoiche
che richiamano sempre più l’attenzione di un pub-
blico attento e competente. Gli omonimi vini che
conservano in etichetta la stessa denominazione
della Provincia di provenienza sorpresero i giudici
del concorso “Bordeaux Vs Ningxia” organizzato
da Decanter nel maggio del 2011 a Pechino. Alla
competizione furono invitati esperti francesi per
degustare alla cieca, assieme ai colleghi cinesi, i
migliori estratti partecipanti alla gara. Si concluse
l’autorevole esibizione con lo strabiliante risultato
di 4:1 a favore dei vini di Ningxia. Il migliore di tut-
ti risultò il 2009 Chairman’s Reserve elaborato dal
Cabernet Sauvignon della Grace Vineyard.
La regione autonoma cinese dello Xinjiang, confi-
nante con i paesi del Medio Oriente, ha una storia
antica di viticoltura che risale circa a qualche mil-
lennio avanti Cristo, quando furono introdotte
anche le tecniche di irrigazione. La zona intorno
alla città di Turfan, già insediamento commerciale
strategico lungo la Via della seta e oasi fertile fornita
di un sistema idrico chiamato karez, composto da
una serie di pozzi orizzontali e verticali collegati a
canali sotterranei, al quale deve la sua prosperità,
era da sempre nota per le sue uve pregiate di cui fece
menzione anche Marco Polo. La moderna industria
del vino si basa essenzialmente sui metodi di vinifi-
cazione alla francese e con una concentrazione rile-
vante delle varietà di Cabernet, pur non tralascian-
do la tecnica tradizionale, sopravvissuta soprattutto
nelle contee circostanti a Kashgar; il vino così
prodotto che i poeti vissuti durante la civiltà Tang
soprannominarono il “nettare occidentale”, viene
chiamato con la parola araba museles (triangolo).
La cantina Chandon della
Moët Hennessy a Ningxia
L’interno della Great Wall
Winery a Ningxia
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