battenti (475-221 a.C.), poiché a cavallo delle due
epoche tale vino costituì un importante strumen-
to per intessere relazioni profittevoli coniugando
al meglio la politica e la diplomazia con gli affari
militari. Il riso bianco glutinoso e le acque limpi-
de del Lago di Jianhu, noto anche come “Mirror
Lake”, circondato da colline dipinte di verde dalle
piante del tè, sono alla base del tradizionale vino
di riso di Shaoxing, preparato da millenni secondo
la sapienza contadina cinese e ritenuto patrimonio
culturale immateriale, le cui qualità e reputazioni
dipendono essenzialmente dalle caratteristiche ge-
ografiche della zona di provenienza delle materie
prime tipiche locali. Il vino di riso di Shaoxing, che
dagli antenati veniva offerto agli spiriti in segno di
sacrificio, è ancora oggi la più gradita fra le bevan-
de alcoliche cinesi nonché la più conosciuta nel pa-
norama internazionale.
Nella tipologia dei cosiddetti “vini bianchi”, o me-
glio liquori limpidi ad alta gradazione, i Baijiu,
primeggia il Maotai (o Moutai), definito il liquore
degli imperatori, prodotto nel villaggio omonimo
lungo le sponde del Chishui River, il maggior af-
fluente dello Yangtze superiore, denominato anche
“Fiume dei vini”, che lambisce le terre di origine
di diverse produzioni di fama come il Lang Wine
oppure lo Xi Wine.
La singolarità del potente liquore, che ancora oggi
tiene alto l’orgoglio del Paese accompagnando i
brindisi dei capi di stato durante gli incontri ufficiali
e nelle cerimonie di gala delle ambasciate estere in
segno di rispetto, amicizia e auspicio di buona
sorte, consiste nel procedimento di lavorazione
fatto di otto fermentazioni e nove distillazioni
nell’arco di due anni, ma anche nel blending
con alcolici più invecchiati dopo un periodo
di due anni di riposo per poi proseguire l’af-
finamento per almeno un anno.
Fra le varie versioni, che comprendono
gradazioni da 38 fino a 53 gradi Vol. e ri-
serve da quindici a ottant’anni, quella na-
zional-popolare, ricavata con un intero ci-
clo produttivo di soli tre anni e largamente
usata anche nei bar come componente di
drink miscelati, è la Moutai Prince dalle
note più fresche e il grado alcolico altret-
tanto autorevole.
Pútáojiu, è il termine cinese che indica il vino come
lo si conosce in occidente, ovvero: prodotto della
fermentazione alcolica di mosti ricavati esclusiva-
mente da uve fresche o leggermente appassite.
La storia del vino derivato dall’uva risale all’Età del
Bronzo, secondo le testimonianze rinvenute in due
siti archeologici nei pressi di Rizhao, ubicata nella
parte sud-orientale della provincia dello Shandong,
laddove fiorirono le antiche culture neolitiche di
Dawenkou e di Longshan.
Gli studiosi dell’Istituto di Ricerche Archeologiche
dell’Università di Shandong, in collaborazione con
archeologi americani, sotto la guida del professor
Fang Hui, hanno indagato fra i reperti isolando
semi d’uva e rinvenendo in numerosi frammenti di
ceramica tracce di bevande alcoliche come il vino
di riso, idromele, ma anche vino da uva.
Oltre alla specie asiatica come la Vitis amuren-
sis originaria delle rigide zone fluviali della valle
dell’Amur, o la Vitis davidii, nota anche come Chi-
nese Bramble Grape, nativa delle zone temperate
della Cina, nell’Asia Centro-Orientale da almeno
duemila anni, prospera anche la Vitis vinifera, in-
trodotta da un nobiluomo della Corte Celeste al
servizio del supremo imperatore Wu Di, noto per
aver attuato durante il suo regno grandi espansioni
territoriali, la diffusione delle dottrine confuciane e
lo sviluppo di uno stato forte oltre che centralizzato
derivante dalla sua riorganizzazione governativa.
I tradizionali vasi per la
fermentazione del huangjiu
(foto a lato).
1972, Zhou Enlai offre
il Moutai al Presidente degli
Stati Uniti Richard Nixon
in visita in Cina
Moutai Prince
Il fiume Chishui
(foto a lato).
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