LE TIPOLOGIE
Il
Furmint
, prende nome dall’omonimo vitigno ed
è il vino bianco secco base dell’enologia di Tokaji.
La sua schioccante freschezza si esprime al massi-
mo nelle vinificazioni in inox, che viene smorzata
nelle tipologie affinate in barriques. La grande aci-
dità gli permette una lunghissima vita. Nella deno-
minazione “Oremus” (nome anche di un’azienda
produttrice) il furmint è ibridato al bouvier, viti-
gno tipico della mittel Europa con caratteristiche
di maggior morbidezza e più ricco di profumi. Tra
le righe di un’antico documento si vorrebbe dimo-
strare che furono i conti Formentini ad introdurre
dalle Venezie il vitigno furmint presumibilmente
derivante dal loro stesso nome; purtroppo sembra
non sia stato sufficiente a soffocare la querelle tra
Italia e Ungheria.
L’
Hάrslevelü
nasce da omonimo vitigno che ha
origini dal bacino carpatico. È spesso vinificato da
solo ma a volte con blend di Furmint e viene pro-
dotto anche in Slovacchia. Si utilizza spesso per il
suo buon contributo zuccherino come partner del
Furmint sopratutto nella preparazione dell’Aszú.
La tipologia più interessante è nella versione sec-
ca. Ha caratteristiche di certa freschezza, erbaceo,
di buon corpo e decisamente morbido se prodotto
nella tipologia semisecco.
Eccelle nei profumi terziari quando elevato in
barriques, soprattutto con cappello protettivo
della flor nello stile dello Sherry e con sentori che
ricordano l’amandorlato e il mallo di noce: tecnica
forse rubata più ai Vin Jeaune del Jura, anche que-
sti assimilabili allo stile andaluso.
Lo
Szamorodni
, dal polacco “così come vie-
ne”, (i polacchi sono stati spesso al servizio
agricolo degli ungheresi) è ottenuto dalle
stesse uve che non giungono tutte a com-
pleto appassimento; la tipologia dolce è
denominata “Édes”. Nella pustza, in
un locale tipico, tradizionalmente
avvolti dalla melodica musica
di violini tzigani ed accolti con
calici di benvenuto colmi di
Pάlinka (distillato ungherese
di albicocche) ne abbiamo fatto
incetta, dopo aver gustato Fur-
mint su pesci del Balaton.
Lo Szamorodni Édes ce lo hanno abbinato a fegato
grasso d’anatra cotto nello stesso vino, a formag-
gi di capra con confettura di albicocca ed il Papa-
cenko, sorta di dessert a base di tagliatelle dolci
con semi di sesamo e cioccolato; ne esiste anche
una versione secca denominato Szάraz.
Lo Szamorodni dopo la breve fermentazione pas-
sa in botte per un periodo di 18 mesi e come nell’
Hάrslevelü lasciate scolme con formazione di flor
e continua poi ad affinare in bottiglia per diversi
anni. Nelle versioni dolci si alternano sensazioni di
confetture di frutta come pesca, albicocca, dattero
giallo e frutta esotica, mentre nella versione secca
emergono mallo di noce e frutta secca.
L’
Aszú
è sicuramente il vino passito botritizzato
più antico d’Europa e nasce duecento anni prima
dei suntuosi Sauternes. È il simbolo per eccellenza
del vino magiaro ed un’ unicum mondiale. La sto-
ria racconta che gran parte delle guerre asburgiche
siano state finanziate con i proventi di questo vino.
Le particolari condizioni climatiche autunnali del
territorio di Tokaji con forti escursioni termiche
tra giorno e notte producono con la complicità dei
fiumi Tibisco e Bodrog una intensa formazione
di brume. Le fitte nebbie galleggiano sui vigneti e
innescano la
botrytis cinera
. Molti dei chicchi già
in fase di appassimento sono sublimati dalle no-
bili muffe e disidratano, concentrando zuccheri e
aromi. Con certosina pazienza vengono raccolti
uno ad uno e con diversi ripassi in vigna finché la
botrytis
non ha terminato il suo ciclo aggressivo.
Le cinque principali
tipologie di Tokaji
28