La pizza è la preparazione gastronomica italiana
più famosa nel mondo che i napoletani potessero
inventare. È un semplice impasto di farina e acqua
che, dopo essere stata spianata, si condisce con vari
ingredienti, tra cui salsa di pomodoro, mozzarella
e basilico, e poi si cuoce nel forno a legna.
Nel XVI secolo a Napoli si usava il termine pizza
per indicare un pane dalla forma schiacciata; inol-
tre, fino al XIX secolo con il nome “pizza” s’indica-
vano le torte, di solito dolci: come non ricordare la
“pizza sbattuta” (pan di spagna) delle nostre non-
ne, farcita poi con creme dolci. Solo a partire dagli
inizi di questo secolo, i napoletani hanno avuto il
merito di trasformare la “schiacciata” in quello che
oggi conosciamo con l’accezione moderna.
Gli esperti non concordano sull’etimologia della
parola “pizza”. Alcuni sostengono che derivi dal
longobardo-gotico
bĭzzo-pĭzzo
(in tedesco mo-
derno “
bissen
” – boccone, morso). Altri adducono
che possa arrivare dal greco
πίτα
(da
petsòs
ossia
infornato) tradotto nell’italiano “
pitta
” da cui poi
pizza. Taluni sono invece convinti che l’origine sia
proprio napoletana e che arrivi dalla parola dia-
lettale “
pinsa
” (participio passato del verbo latino
“
pinsere
”) cioè pestare, schiacciare, piegare.
La prima traccia scritta della parola pizza si trova in
un testo latino rinvenuto a Gaeta e risalente al 997.
Un’altra importante documentazione è poi una
pergamena d’agnello datata 31 gennaio 1201 e con-
servata nella biblioteca della diocesi di Sulmona:
nel testo di una locazione terriera si ritrova per due
volte la parola “pizzas”. Questo termine diventerà
comune come testimoniano successivi documenti
rintracciati a Roma, L’Aquila, Pesaro, ecc.
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Stefano Isidori, Delegato AIS
Fermo e Porto San Giorgio
C’A PUMMAROLA ‘N COPPA
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