Arianna Fermani
Sommelier
«Così benedetta da Dio di bellezza e di varietà…
tra questo sorgere di colli che salutano, tra questa
apertura di valli che sorridono». Pochi tocchi, rapi-
di, ma straordinariamente efficaci, con cui il gran-
de poeta Giosuè Carducci tratteggiava, alla fine
dell’Ottocento, le Marche, la regione “armonica”
per antonomasia, il cui paesaggio è “pensato come
disegno” e la cui poesia si esprime nella “bellezza
continua e cangiante della terra”. A raccontarci
di questo e di molto altro il bel volume (curato da
Francesco Adornato e da Annalisa Cegna) intitola-
to “Le Marche nella mezzadria. Un grande futuro
dietro le spalle”.
Un volume prezioso e originale, visto che «per se-
coli la mezzadria è stata quasi unicamente pratica-
ta (vissuta, goduta o sofferta) e non particolarmen-
te pensata e rappresentata», e che restituisce, da
vari punti di vista, la bellezza incantevole e (forse
proprio perché) discreta di questa «regione senza
clamori, “lato B” della Toscana, quasi un versione
meno urlata e più dimessa»: «se le bellezze naturali
marchigiane si possono fregiare dell’appellativo di
“Terra delle armonie”, e leMarche vengono presen-
tate come una regione attraente per i suoi scenari,
per le sue campagne ordinate, per l’“armonia”, ap-
punto, che nasce dal rapporto uomo-natura, lo si
deve anche alla secolare cura e sensibilità con cui i
mezzadri sono intervenuti sulla terra, per renderla
più produttiva e nello stesso tempo più amena. La
presenza odierna di casolari sparsi nelle campa-
gne… testimoniano la capillarità con cui il territo-
rio fu “colonizzato”».
Un paesaggio, quello marchigiano, letteralmen-
te “disegnato” dalla storia: «le querce camporili
e i filari a sostegno vivo sono i resti particolari di
un’agricoltura del passato e in questo senso di-
ventano paesaggio del presente, cioè supporti alla
memoria utilizzati come simboli». D’altro canto la
valorizzazione della “bellezza” dei “luoghi” ospita-
ti e modificati dalla mezzadria e dei “valori” su cui
essa si impernia e a cui dà origine (visto che per «il
mezzadro il lavoro è costitutivo della propria iden-
tità, della propria enciclopedia. Estetica e/o etica
del lavoro – a seconda dai punti di vista – che oggi
deve misurarsi con altri orizzonti ed affrontare
nuove sfide» non intende dimenticare o sminuire
le durezze e le asperità di un fenomeno che, in casi
estremi, legittima addirittura il “furto funzionale
alla sopravvivenza”.
Un racconto “polifonico” e “policromatico”, quello
della Marche nella mezzadria, in cui si vedono e si
sentono le pieghe e i calli delle mani, delle braccia e
delle “anime” che la hanno vissuta e resa possibile.
Tra i protagonisti di questo fenomeno, che ha cam-
biato la cartina non solo fisica ma anche politica
del centro della nostra Penisola, non vanno dimen-
ticate le donne. «La moglie del capofamiglia, la ver-
gara, aveva il compito di gestire la casa e dirigere le
componenti femminili della famiglia, ossia le figlie
e le mogli dei figli. Era responsabile del pollame
e di altri piccoli animali di bassa corte, dell’orto,
del telaio e di diverse manifatture casalinghe. Pur
avendo un suo ambito di attività era ugualmente
sottoposta al capofamiglia».
Infine, il volume ha, tra i suoi numerosi pregi,
anche quello di evidenziare come la valorizza-
zione della specificità marchigiana sia chiamata a
passare attraverso la «difesa del contenuto locale
fondato sull’unicità e sulla specificità territoriale
[che] mette al riparo da mode fugaci», facendo del
Marcheshire un brand, ovvero anche attraverso il
modello di sviluppo diffuso o “modello Marche”.
Forse, allora, l’icona che può chiudere questo intri-
gante percorso e fungere idealmente da raccordo
tra queste belle ed espressive “pennellate” sulla fi-
gura della mezzadria, è quella della “potatura”, dal
momento che «potare serviva per far fruttificare al
meglio le piante. E serve ancora. Potare è indizio di
una relazione esemplare tra cultura e natura; uno
di quei gesti antichi e ancora necessari che ci fanno
capire come sia importante avanzare nel progresso,
ma anche ricordare, conservare e ri-conoscere».
UN GRANDE FUTURO DIETRO LE SPALLE
LE MARCHE NELLA MEZZADRIA
29