CONSUMO DEL VINO IN UN MERCATO CHE CAMBIA
LE VARIABILI DEL GUSTO
Luca Luciani
Sommelier
La degustazione di Parigi
del 1976, detta anche
il Giudizio di Parigi.
Il vino al giorno d’oggi, deve, ma non solo, essere
considerato un prodotto commerciale. Molte azien-
de che entrano nella distribuzione globale, parliamo
di aziende che hanno produzioni e forze importan-
ti, impiegano molte risorse per lo studio di merca-
to. In linea generale esistono dei punti di analisi
che appartengono all’interno dell’azienda e alcuni
che possono essere indipendenti o esterni: vengono
chiamati con un acronimo anglosassone, gli SWOT
(
Strengths, Weakness, Opportunities, Threats
).
Nelle
Threats
, le debolezze, troviamo il cambiamen-
to del gusto dei consumatori che attraverso le tecni-
che di cantina e l’allargamento del mercato globale;
dagli anni ‘70 si sonomodificati e da parte di grandi
e piccole realtà c’è stato un impegno per mantenere
e rendere vivo il loro prodotto nel mercato.
Le variabili che influiscono sono fattori di tipo geo-
grafico, demografico, psicologico e il cambiamento
di vita. In questo dobbiamo ammettere che negli
anni si sono aperti nuovi mercati e nuove zone di
produzione come la Cina e l’India, nonché l’Euro-
pa dove sempre più giovani si avvicinano al mon-
do del vino con un aumento procapite della spesa
media così da apportare anche un incremento di
vendita di vini di qualità. Di questo naturalmente
parliamo senza affrontare congiunture economi-
che che determinano flessioni verso l’alto o il basso
di alcuni prodotti.
Tornando nello specifico dello stile del vino dagli
anni ‘70 ad oggi la tecnica, partendo dalla Francia,
ha subito grandi cambiamenti, la fermentazione
malolattica più controllata, si sono introdotte
le fermentazioni in acciaio e dagli anni ‘80
si verificano diversi fenomeni. In Piemonte
scoppia “la guerra dei due Baroli” con i Ba-
rolo Boys che abbandonano le
tonneau
per
le
barrique
nuove.
Nel 1976 entra nel panorama mondiale
con la “degustazione di Parigi” la Cali-
fornia che evince sui Bourdeaux francesi.
Gli stili californiani sono incisivi nel legno e la quer-
cia americana si fa sentire molto più che in Europa.
Si apre il mercato statunitense e si aprono le vendite
ad una platea non più europea ma mondiale.
Angelo Gaja, uno dei primi ad usare la
barrique
,
entra nel mercato americano mettendosi in com-
petizione con i vini francesi che fino ad allora de-
terminano il monopolio sui vini di fascia alta. In
Italia intanto l’uso della
barrique
, vini morbidi,
corposi, rotondi e vanigliati si espande, soprattutto
in Piemonte dove si andavano snaturando le carat-
teristiche del Nebbiolo austero e verticale.
In Veneto Dal Forno abbandona Quintarelli e le
sue
tonneau
, in Toscana, più temeraria, aspetta
il 1998 per allargare il disciplinare del Brunello e
concedere l’invecchiamento a botti non solo di 120
hl ma di qualsiasi capienza.
Al giorno d’oggi una controtendenza sembra ve-
rificarsi da qualche decennio a questa parte: pren-
dono piede gusti “puristi”. L’uso del legno rimane
confinato per un mercato USA o Giappone, guada-
gnano mercato gli orange wine, apprezzati soprat-
tutto in Italia e Francia.
In Germania cala drasticamente la vendita di vini
con residui zuccherini importanti e si allarga la fa-
scia che apprezza invece sempre di più l’eleganza e
la verticalità: emerge la zona dell’Etna con il Nerel-
loMascalese e molte aziende investono in tal senso.
Vini del sud larghi e rotondi si bevono meno e
anche in Piemonte si torna sempre più ad uno sti-
le tradizionale; tre anni fa ciò mi veniva spiegato
da Angelo Gaja in un pranzo informale, mi rac-
contava come il gusto a livello internazionale stia
orientandosi in maniera diversa e forse non è un
caso che dal 2013 ritorna con il suo Barbaresco nel
disciplinare abbandonando la Barbera nel taglio.
Allo stesso modo il mercato ha lasciato andare il
Bordeaux per la Borgogna seppur non sempre ac-
cessibile anche per i più facoltosi.
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