Ora, fermo restando che il caffè vada consumato
rigorosamente amaro, c’è chi si chiede se è meglio
quello dalla Moka o quello espresso. Al di là del ri-
spetto delle tradizioni a riguardo della Moka, oltre
alla piacevolezza della cremina che si forma sull’e-
spresso questo è decisamente da preferire in quan-
to è più breve e veloce il contatto dell’acqua con la
polvere del caffè, mentre la Moka estrarrebbe una
quantità maggiore di caffeina perché più lenta nel-
la bollitura e pertanto più lungo il contatto; quindi
a livello salutistico la scienza suggerisce l’espresso.
Nel contesto andrebbe ricordata anche la vecchia
caffettiera Napoletana dove una volta che l’acqua
giungeva ad ebollizione questa veniva girata sotto
sopra ed estraeva pian piano il caffè.
Ovviamente un’altro elemento importante per ot-
tenere dei buoni caffè è l’acqua, la quale deve esse-
re ben depurata nel caso delle macchine espresso
da bar e ristorante com’anche in quelle più piccole
domestiche che vanno a cialde dotate di apposito
filtro; nel caso della Moka sarebbe suggeribile uti-
lizzare dell’acqua oligominerale o quella del rubi-
netto di casa se dotato di depuratore.
Molti consumatori amano spesso correggere il
caffè e nel caso la correzione più raccomandabile
è sicuramente il nostro inconfondibile Mistrà Var-
nelli. Grande successo ebbe in passato l’Irish coffe,
che nacque nel 1943 in un ristorante del terminal
di un aeroporto irlandese e realizzato dallo chef
Joe Sheridan per dei clienti in attesa dell’imbarco;
che dire poi della Moretta di Fano e l’anconitano
Turchetto con aggiunte di brandy, rhum, anice sec-
co e scorzetta di limone?
E in ultimo... se acquistate del caffè in grani e vole-
te un’Arabica badate che i chicchi abbiano il taglio
ondulato, se sono diritti si tratta di Robusta.
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