MOSCATO ROSA DELL’ALTO ADIGE
AFFASCINANTE QUINTESSENZA
Il Moscato Rosa Passito, ottenuto da uve Mosca-
to Rosso (minimo 95%), viene considerato uno
tra i migliori vini dell’Alto Adige. Deve il suo no-
me all’aroma primario di rosa che lo caratterizza,
piuttosto che dal colore della sua bacca.
Sembra che questo vitigno, che fa parte della nu-
merosa famiglia dei moscati, sia giunto in Al-
to Adige dalla Sicilia circa 125 anni fa (il Princi-
pe Enrico di Campofranco, della famiglia dei Bor-
bone, imparentandosi con gli Asburgo, arrivò nel
1851 a Caldaro dalla Sicilia, non senza portare con
sé alcune marze da innesto di Moscato Rosa), an-
che se la sua terra di origine è molto probabilmente
la Dalmazia: poche furono le aziende che all’epo-
ca iniziarono a coltivare questo vitigno, le cui bar-
batelle vennero prodotte dall’Istituto sperimentale
di San Michele all’Adige, che ai tempi dell’Impero
austroungarico intratteneva rapporti di scambio e
collaborazione con quello di Parenzo, in Croazia.
A Bolzano, nel 1886, furono presentati al pubbli-
co, ad una mostra enologica, i primi vini otte-
nuti da uve Moscato Rosa; finalmente, nel 1905,
anche l’Istituto sperimentale di San Michele ri-
uscì a presentare un proprio vino prodotto da
questo vitigno. Data la lunga permanenza in Al-
to Adige di tali uve, comunemente chiamate Ro-
senmuskateller, possiamo decisamente or-
mai definirle autoctone.
La diffusione del Moscato Rosa a livello
mondiale è stimata in circa 80 ettari: in
Istria, ad esempio, si contano solo 3 etta-
ri, ma in Italia, soprattutto nell’Oltradige,
sua zona di elezione, grazie ai pregi aroma-
tici di questa varietà, si è assistito negli ultimi
vent’anni ad un aumento della superficie colti-
vata dai 6 ai 15 ettari (dato del 2013), e possiamo
trovarne una manciata di ettari anche in Tren-
tino e Friuli. Le rese sono molto basse (da un et-
taro di vigneto si riesce a vendemmiare meno di
5000 kg di uva nelle migliori annate) e bisogna
porre molte attenzioni nella loro coltivazione. La
peculiarità della pianta del Moscato rosa è svilup-
pare solo fiori femminili: dunque, per essere im-
pollinata, è necessario che siano presenti altri vi-
tigni in loco.
Gli acini, dalla buccia sottile e sensibile e di un bel
colore violaceo, sono ricoperti in natura da un leg-
gero strato di cera. La loro fragilità rende necessa-
rio e imprescindibile piantare le viti in luoghi ven-
tilati, ma abbastanza caldi, ad una quota massima
di 400 metri slm. I risultati migliori si ottengono
sui terreni leggeri.
Generalmente il processo di appassimento avvie-
ne in piccola parte in pianta, con i grappoli protetti
dagli uccelli attraverso delle reti; si procede poi con
l’essiccazione delle uve vendemmiate, stese su del-
le piccole cassette poste nelle parti maggiormente
ventilate delle cantine, quali le soffitte.
Il prodotto di queste uve, dolci al naturale, e fer-
mentate come un vino rosso, ma con una macera-
zione breve, è un nettare rosso rubino lucente, dol-
ce, aromatico, complesso e rotondo al palato.
I sentori più intensi ed evidenti sono i petali di ro-
sa, i fiori di tiglio, il ribes rosso e le spezie, quali ad
esempio i chiodi di garofano, la cannella e una nota
finale di noce moscata; al gusto è fruttato e dolce, di
buona acidità, con una struttura complessa ed ele-
gante, che si sposa ottimamente con i tipici dolci al-
toatesini, quali lo strudel di fragole, la torta foresta
nera (con amarene e cioccolato), o con i dolci
con la frutta rossa e il cioccolato in genere.
L’abbinamento per tradizione
è con i cosiddetti
“occhi di
bue”
o
“Spitzbuben”
al-
toatesini, serviti a fi-
ne pasto, o con frollini
al burro e marmellata
per spezzare la fame a
metà pomeriggio.
Margherita Mazzantini
Sommelier
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