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VINI IN LATTINA
CHE NE PENSATE VOI?
Ogni giorno che Dio comanda l’umanità non
smette di stupire. Molti di Voi avranno letto del
caso dei vini in lattina e l’ho scritto con la “v” mi-
nuscola perché, per lo meno per me, faccio fatica
ad accettarli.
Qual’ è il problema? Al di là del contenitore in allu-
minio che ricorda le tante bibite e succhi di frutta,
questi hanno un senso? Ma del resto sono stati in-
ventati anche i Bag in Box che sono certamente più
pratici delle vecchie damigiane e come anche i Te-
tra Brik che noi guardiamo con occhio bieco,
Questo
“american style”
è da considerarsi una buo-
na cosa nel caso del vino? Alcuni dei diversi pro-
duttori tra i quali si annoverano veneti, emiliani
ma anche abruzzesi ed altri dicono che è una que-
stione di comodità nel portarselo dietro e che dà
la possibilità di bersi un “calice”, magari anche ap-
poggiando le labbra alla lattina, quando si fa un pi-
cnic, quando si è in spiaggia, in piscina o si viag-
gia in treno e non ovviamente alla guida di un’au-
tomobile come farebbe qualcuno.
In verità, americani ed altri a parte, il vino in latti-
na era già apparso anche in Italia se non erro negli
anni ‘80 ma con pochissimo successo. Ora invece
le diverse aziende che di nuo-
vo lo producono e vendono
soprattutto attraverso la gran-
de distribuzione dicono di ri-
scontrare ottimi successi.
Nelle descrizioni stampate dei
canned wine
(vino in lattina
come lo chiamano gli anglo-
foni) vengono addirittura di-
chiarate le varietà di uve, non-
ché l’obbligatorio titolo alco-
lometrico.
Sembra anche che nel caso i contenuti di solforosa
siano molto bassi per cui risolverebbe il problema a
quanti ne siano allergici e anche il contenuto alco-
lico sia abbastanza basso, considerando che diver-
si di questi siano dealcolati. Indubbiamente il vino
in lattina attrarrebbe con particolare interesse so-
prattutto i consumatori giovani che quindi tra una
birra bevuta a canna e una lattina di vino rischia-
no poi di sballare con le eventuali conseguenze che
ci giungono ogni giorno dai media.
Ora, detto ciò sarebbe molto interessante fare
un’inchiesta nel mondo de la sommellerie per sen-
tire i vari commenti e magari allungarla anche ai
meno preparati nel mondo del vino in quanto loro
ne sarebbero i maggiori consumatori; certo è che
per curiosità bisognerebbe prima non dico degu-
starli, ma almeno assaggiarli.
Secondo gli americani i vini in lattina stanno già
riscuotendo molti successi, ma... loro sono ameri-
cani ed hanno concetti ben diversi da noi a riguar-
do degli stili di vita e non hanno la nostra mille-
naria storia e cultura; si dice che anche il mercato
asiatico sia ben aperto ad accettare i
canned wines
.
A fare da padrone in Italia sembrano essere le tipo-
logie frizzanti con il lambrusco in prima fila e già
proposto negli anni ‘80 dalle cantine Giacobazzi,
ma ve ne sono altri come Terre di Chieti, poi an-
cora moscati e si parla anche di glera, chardonnay,
corvina, merlot, cabernet, quindi il ventaglio è ab-
bastanza ampio.
Secondo i produttori il contenitore in alluminio
che quindi ha anche una grande riciclabilità non
inficerebbe in alcun modo nella qualità del vino,
ma
“ogni scarrafone è bello a mamma soja”
e ripeto
che sarebbe da verificare.
Esistono anche vini dealcolati con la tecnica del-
la distillazione sottovuoto, come dicono molto po-
veri di caratteristiche gusto-olfattive, i quali anco-
ra personalmente faccio molta fatica a riconoscer-
li come vini. Ora si sa, il mondo evolve, ma molto
spesso regredisce.
Gualberto Compagnucci