REVIVAL DEL VINO E DELL’UVA
MONTONICO
“Sinte come crille, guarde quant’è chiare, cusciè
trasparente pare l’acque di surgente, frizze, abbal-
le ‘nganne come nu spumante”.
I versi del bisenti-
no Michele Notturno riecheggiano tra le stanze del
Museo del Montonico. Il poeta amò profondamen-
te Bisenti, come pure il maestro Francesco Valen-
te, conosciuto dai compaesani con il soprannome
di
Ciccillo
. A uomini come loro va il merito di aver
instillato nel cuore dei giovani la passione per l’u-
va Montonico, un tempo principale fonte di eco-
nomia per questo borgo del teramano stretto tra il
Gran Sasso e il fiume Fino. Gruppi di ragazzi vo-
lenterosi seguono ancora le loro orme mantenendo
in vita il
“Revival dell’uva e del vino Montonico”
, fe-
sta tra le più longeve d’Abruzzo, famosa per i carri
allegorici che sfilano tra le vie del centro.
Cade la prima settimana di ottobre, quest’anno
compie 50 anni. L’arco vestino nel cuore del rione
Codacchio, la torre medievale, le fontane monu-
mentali e la chiesa di Santa Maria degli Angeli so-
no solo alcune delle bellezze da ammirare a Bisenti.
Leggenda vuole che qui nacque Ponzio Pilato. In
un quiz di Mike Bongiorno fu oggetto di doman-
da. Pare che il prefetto di Giudea, una volta desti-
tuito, fosse rientrato in patria e avesse fatto in tem-
po, prima dell’esilio, a costruire un acquedotto si-
mile all’infrastruttura idrica che anni prima aveva
realizzato a Gerusalemme.
La
domus
che la credenza popolare indica come la
sua casa natale reca all’interno un pozzo di colle-
gamento al cosiddetto
qanat.
Nei forni e nei ban-
coni dei bar spopolano i
tatù
, dolci tipici realiz-
zati con mandorle, miele, farina, cacao, zucche-
ro, uova, cannella e scorza di limone, e
li cillitte de
Sand’Andonie,
biscotti a forma di uccellino realiz-
zati con l’aggiunta di vino montonico all’impasto
poi farciti con confettura d’uva.
Nel centro storico di Bisenti la street art prova a
combattere lo spopolamento.
Ratike,
che sta per
radici, è il progetto finanziato dall’amministrazio-
ne comunale. Talenti locali, nazionali e internazio-
nali creano nuovi personaggi che riportano vita e
speranza al paese.
Paese che, come spiegato dal signor Carlo Picca-
ri, ex funzionario comunale, nostra guida per un
giorno, negli ultimi anni, complice anche il sisma,
sta subendo una forte decrescita demografica.
Bisenti e la vicina Cermignano con la frazione Pog-
gio delle Rose sono la culla dell’uva Montonico. Un
vitigno che lega l’Abruzzo con le Marche, perché
se è vero che oggi si esprime al meglio solo in que-
sto ristretto areale, un tempo sembra fosse diffuso
anche nella provincia di Fermo dove prendeva, ap-
punto, il nome di
Fermano.
Le sue origini sono in-
certe; potrebbero risalire alle prime comunità itali-
che insediatesi in quest’area, chiamata anticamen-
te Vestina. Il clou della produzione e del consumo
si ebbe nel 1700 tantoché per far fronte alla notevo-
le quantità di mosto ricavato a Bisenti sorsero nu-
merosi laboratori di bottai. Celebre è la botte in ro-
vere realizzata senza cerchi di sostegno da Ippolito
Brinci, tornitore bisentino di adozione ma origina-
rio di Civitanova Marche.
Nel 1798 le truppe francesi di stanza in zona tro-
varono questo vino così fresco da definirlo
le petit
Champagne.
Il Montonico veniva usato principal-
mente come uva da tavola. Si tramanda che fino al-
la fine del 1930 dalla stazione ferroviaria di Monte-
pagano/Rosburgo (oggi Roseto degli Abruzzi), dai
primi di ottobre alla metà di novembre, affluivano,
caricate sui muli, centinaia di quintali di uva ogni
giorno. Grappoli diretti per lo più in Germania,
esposti nelle vetrine dei negozianti di frutta.
Gol-
ghivauben
la chiamavano
,
l’uva d’oro. Poi spuntò
la fillossera che, insieme all’emigrazione, portò il
Montonico all’estinzione.
La sua riscoperta e valorizzazione è storia recente.
Il primo a crederci fu Antonio Lamona. Di Mon-
tonico ne aveva sentito parlare tra i banchi dell’I-
stituto Agrario di Ascoli Piceno. Se ne ricordò
quando nel 2000 acquistò l’azienda “La Quercia” a
Benedetta Luciani
Sommelier
Uva Montonico, vigna della
cantina Ciccone, Bisenti (TE)
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