Morro d’Oro. Senza contare che la sua compagna,
nonché socia, è proprio di Bisenti.
«Nel 2001 ho vo-
luto constatare cosa fosse il Montonico. Andai a Bi-
senti e a Cermignano ma non trovai nulla, se non
qualche vignetta che faceva giusto un paio di quin-
tali di uva e qualche agricoltore che lo vinificava.
Qualche prova la volevo fare, acquistai un po’ d’uva
e la vinificai. Il primo risultato è stato abbastanza
buono. Vedevo che aveva una buccia spessa, ci po-
tevo tirar fuori cose interessanti»
racconta Antonio,
che nel 2005 decide di impiantare a Bisenti i pri-
mi 6.000 metri di Montonico, oggi divenuti 3 et-
tari. Nessun vivaista aveva le barbatelle. Interpel-
larono Rauscedo. Avevano il Mantonico. Non era
lui. Il grappolo abruzzese è serrato, quello calabre-
se spargolo. Antonio allora prende le marze a Bi-
senti e loro ci costruiscono le piante madri. La pri-
ma bottiglia di Montonico IGT Colli Aprutini esce
nel 2005. Dopo arriva la DOC, a seguire la men-
zione Superiore.
Il Montonico è un vino leggero, ci vuole tanto im-
pegno a fargli raggiungere una gradazione alcoli-
ca di 11 gradi. Matura tardi, la raccolta può tardare
anche fino a novembre. Non soffre la siccità, è ru-
stico, fin troppo produttivo. Ama il terreno argil-
loso. La buccia è spessa, il chicco grande, un grap-
polo può arrivare a pesare anche oltre 2 chili. Zuc-
cheri pochi, acidità tanta, tenuta nel tempo lunga.
Santapupa è il loro Montonico. Il nome richiama
una tipica espressione del territorio. Un caschetto
di donna in etichetta, dipinto dall’artista teramano
Sannicandro. Verde come i riflessi del vino.
Il rispetto della vocazione territoriale del vitigno è
un concetto sposato anche da Gilberto Cocciarfic-
co. La cantina “Vinum Hadrianum” si trova ad
Atri, i vigneti sono distribuiti in sette comuni.
Tre ettari di Montonico sono a Bisenti. Nel 2018 la
prima sperimentazione, nel 2021 sono anda-
ti a fondo. Raccolta manuale, fermen-
tazione in acciaio, due mesi di ma-
cerazione sulle bucce, poi tre me-
si di affinamento in anfora,
a volte anche cinque se
l’ossidazione lo consente.
Le anfore, da 7,5 ettolitri
ciascuna, sono tutte fatte
a mano da un artigiano di
Castelli, paese vicino, patria della ceramica. Il lo-
ro vino Montonico si chiama Pontius, in ricordo
di Ponzio Pilato.
Il prefetto di Giudea ha ispirato anche Matteo Cic-
cone dell’azienda Ciccone, a Bisenti. Il suo spu-
mante 100% Montonico è Pilatum. Il fermo, inve-
ce, lo ha chiamato Pretonico, come il fiumiciattolo
che scorre vicino ai suoi vigneti. Il monte Camicia,
una delle vette più suggestive della catena del Gran
Sasso, domina il paesaggio. Matteo e suo padre so-
no partiti per gioco, nel 2008. Lui era uno studente
della facoltà di veterinaria. Hanno preso una pic-
cola vigna da una signora e a casa hanno iniziato a
fare vino. Li ha seguiti fin da subito il prof. Seghetti
di Ascoli Piceno, appassionatissimo del Montoni-
co.
«Un giorno ci diede appuntamento all’uscita del
casello di Città Sant’Angelo con mezzo litro di mo-
sto. “Ciccò, con questo ci dovete fare lo spumante”
disse a mio padre. Così abbiamo iniziato a fare me-
todo classico. Dopo qualche anno di prove, per puro
hobby, nel 2014 abbiamo impiantato tutto Monto-
nico e nel 2016 siamo partiti con la prima vendem-
mia ufficiale»
racconta Matteo.
Alla spumantizzazione, per via dell’acidità, si pre-
sta benissimo. Lo sa bene anche Francesca Valen-
te che nel 2014 ha sposato il progetto del Montoni-
co fermo e successivamente dello Charmat lungo.
Francesca è un’insegnante di matematica e scienze
di Bisenti. Il Montonico fa parte del suo patrimo-
nio genetico. Suo nonno era Ciccillo, un filantropo
che insieme ad altri in paese ha lavorato tanto per
non far scomparire l’uva Montonico. Avevano una
cooperativa vinicola, compravano l’uva dai conta-
dini che ancora avevano dei piccoli filari. Un mo-
do insomma per incentivare a non mollare, altri-
menti si sarebbe finiti ad espiantare anche gli ul-
timi filari rimasti.
«Un giorno lo accompagnai alla
discussione di una tesi di laurea alla facoltà di agra-
ria di Teramo, si laureava un ragazzo originario di
Bisenti con il prof. Seghetti. Si parlava di Montoni-
co e della comparazione tra il vino proveniente dal-
la zona di Bisenti e quello proveniente da una zona
litoranea. Sulla tesi c’era la sua foto, la vigna, la de-
dica. L’ho visto commosso, è stato toccante»
ricorda
Francesca. Qualcosa le è scattato, si è laureata an-
che lei, è tornata a casa e ha avviato l’azienda con
i suoi 3 ettari di Montonico. I suoi vini sono dedi-
cati a nonno Ciccillo, “archeTipo di un territorio”.
Bisenti (TE)
Vigne della cantina Vinum Hadrianum
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