Sommeliers Magazine Marche n. 29 - page 26

Silvano Strologo nella sua
barricaia di Camerano
Le due etichette di
Incrocio Bruni 54
della Cantina Strologo
È nel 1936 che l’agronomo ampelografo marchi-
giano Bruno Bruni crea l’incrocio tra i vitigni Ver-
dicchio e Sauvignon. Riconosciuto allora di scar-
so interesse, pur essendo sperimentato, oltre al-
le Marche, in Umbria e in Toscana, la creatura ri-
marrà nell’oblìo fino agli anni più recenti.
L’incrocio non ebbe fortuna al pari di quello cre-
ato presso l’Università di Geisenheim in Germa-
nia dallo svizzero dott. Herman Müller, nativo di
Thurgau, il quale incrociò il padre Riesling con il
fiore madre del Sylvaner. Anzi, per correggere un
errore rimasto negli annali sembra non si trattas-
se del Sylvaner ma dello Chasselas. Il Müller Thur-
gau si diffuse rapidamente in tutta l’Europa teuto-
nica, dalla Germania, alla Svizzera, dall’Ungheria
all’Austria al Trentino Alto Adige ed ancora gode
delle sue fortune. Il povero Bruni 54 rimase inve-
ce in un angolino dell’enologia mediterranea, qua-
si dimenticato. Chi ne possedeva qualche vite, viste
anche le doti aromatiche, lo usava soltanto come
partner di uvaggi per sostenere i deboli bianchi di
Trebbiano che si producevano allora, non andando
comunque mai oltre i territori dell’Italia centrale.
L’
Assam
(Agenzia Servizi Settore Agroalimenta-
re delle Marche) da anni tiene a cuore un proget-
to operativo di rivalorizzazione di questo vitigno e
negli ultimi quattro anni qualcosa di nuovo è acca-
duto. Con lo stimolo della stessa Agenzia sono sta-
ti fatti alcuni reinpianti in diverse aziende vinico-
le marchigiane, dal maceratese fino al pesarese... e
l’Incrocio Bruni 54 è resuscitato dalla madre terra.
È stata presentata tre anni fa alla Fiera della Pesca
di Ancona un anteprima di alcune di queste pro-
duzioni e con vivo interesse dei degustatori parte-
cipanti. Allora vini ancora in fasce ma dai loro va-
giti si capiva già, vista la versatilità, dove sarebbero
arrivati da grandi.
Guardando ad oggi i pargoli di Incrocio Bruni 54
hanno mantenuto la promessa. I produttori mar-
chigiani sono attualmente meno di una decina.
Non mi sono allontanato molto dalla mia sede abi-
tuale e ho deciso di testare quindi i più vicini: quel-
li del comprensorio del Conero. Diciamo intanto
che il vitigno in questione si fa molto interessante
per i classici produttori rossisti che vogliano avere
nel proprio territorio un approccio con un valido
vitigno bianco che non sia il solito internazionale.
Il Verdicchio non può essere toccato dalle proprie
sedi e gode soltanto in terra propria. Passerina e Pe-
corino, i così detti vitigni di montagna, hanno già
trovato felicissima dimora nell’ascolano. Trebbiani
e Malvasie invasero in passato la regione come le
ortiche e sembra oggi non poter dar nulla di me-
glio che buoni vin santi o passiti e comunque non
riuscire a tenere il confronto sugli attuali mercati
internazionali, a prescindere dai grandi abruzzesi.
Bene, si sono ricordati del dottor Bruni e della sua
creatura. Fra gli enologi di prestigio prodigatisi al-
la riesumazione del Bruni 54 non posso che men-
zionare il dottor
Giancarlo Soverchia
. Erano an-
ni che parlava di questo incrocio e si capiva pale-
semente che ne fosse innamorato. Si potrebbe pa-
ragonare ad un caso di archeologia enologica e... i
giochi sono fatti. Sono stato a trovare i Produttori
Silvano Strologo di Camerano e Giancarlo Polenta
del Poggio di Ancona, sopra Portonovo.
Resuscitato dalla Madre Terra
Incrocio Bruni 54
di Gualberto Compagnucci
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