Tanti i luoghi comuni che si sono creati intorno alla
parola “bufala”, sinonimo di bugia, o all’espressione
“adirarsi come una bufala”, per indicare una perso-
na facilmente irascibile: ma nulla hanno a che vede-
re con il “bubalus”, la cui storia invece non mente,
in natura questo animale è calmissimo e “paziente”.
Il bufalo della mozzarella, Bubalus bubalis, è un
bovino originario dell’Asia, abituato a vivere in
zone paludose, nei cui fanghi si rotola per proteg-
gere la pelle dall’eccessiva irradiazione solare, è un
animale longevo e forte, utile a tanti scopi: il suo
latte è impiegato per produrre la deliziosa “Moz-
zarella”. Si pensa che i bufali siano stati introdotti
nell’agro campano in epoca Normanna, prelevati
dalla Sicilia, dove i Saraceni li avevano introdot-
ti, infatti, fino al Medioevo, erano indicati come
“vacche egiziane”. Le prime notizie sulla Mozza-
rella di Bufala si trovano in un documento dell’XI
secolo, dove si legge che la principessa Aloara ve-
dova del Principe di Capua, Pandolfo Testadifer-
ro, distribuiva una “mozza” con un pezzo di pane
ai monaci dell’Abbazia di San Lorenzo ad Septi-
mum alle porte di Aversa. In documenti risalenti
al XII secolo e conservati nell’episcopale di Capua,
si trovano cenni sulla lavorazione e il consumo dei
prodotti derivati dal latte di bufala (il casicaballus,
il butyrus, la recocta, il provaturo).
In epoca Angioina l’animale era apprezzato an-
che per le sue doti di resistenza fisica, era usato per
il trasporto di macchine da guerra a Castellabate
piuttosto che materiale per rafforzare le difese della
città di Salerno. La loro peculiare forza era talmen-
te riconosciuta che nel XV secolo i feudatari del re-
gno Pontificio erano obbligati a destinare una par-
te dei possedimenti al pascolo di questi animali,
solamente più tardi s’iniziò a fruttare il loro latte.
ma è una Mozzarella certificata
Stefano Isidori Delegato AIS
Fermo e Porto San Giorgio
bufala
una
Sembrerebbe
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