Chissà se nei giardini pensili di Babilonia, splen-
dore del mondo antico, la licenziosa sovrana Se-
miramide potesse già ammirare e assaporare i
turgidi frutti colorati dei vitigni che elessero patria
nel triangolo compreso fra i pendii del Caucaso, la
Mesopotamia e la città di Shiraz ai piedi dei Monti
Zagros, empireo di vaticini e cantori, con ogni pro-
babilità il controverso luogo di nascita della vinife-
ra cultivar shiraz, che diede il nome al primigenio
nettare della storia vinificato dai persiani.
Terre di antica memoria, ove ebbe genesi la civiltà
e dove l’uomo divenne da selvaggio predatore e pa-
store nomade ad agricoltore organizzato ed evoluto,
coltivando ogni frutto commestibile per assicurare
la sopravvivenza al proprio nucleo familiare, senza
più il bisogno di spostarsi ciclicamente alla ricerca
di nuovi territori da sfruttare.
La culla della civiltà fu probabilmente anche il luo-
go di origine dei cereali e della vite o forse, sem-
plicemente, in virtù della prima vera espressione
organizzata di intelligenza antropica, l’habitat dove
avvenne l’iniziale e consapevole trasformazione dei
nutrimenti naturali in alimenti più complessi.
Dal grano nacque il pane poi la birra, dal farro la
puls punica, dal dattero fermentato e dall’uva il
vino – alimenti basilari e indispensabili che accom-
pagnano la storia dell’uomo da millenni.
Far luce sul capostipite della genia è il sogno di ogni
cultore di biodiversità alimentare, alla stregua della
ricerca dell’iliastro da parte degli spagirici.
L’umanità intera, alla costante ricerca delle sue ori-
gini più remote, forse un giorno potrà rinvenire il
sostrato reale del ceppo della vite di shiraz, o syrah,
acclarandone o meno l’attendibilità dei suoi natali
attribuiti all’antica città omonima alle porte della
Persia, crocevia commerciale fra Oriente e Occi-
dente sin dal tempo in cui l’oblio prese il soprav-
vento sulla storia ancora da scrivere.
sulla rotta
dell’ancestrale shiraz
Sommelier Eva Kottrova
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