cercare alleati contro il predominio dei Mori e rag-
giungere le Indie per intessere relazioni commer-
ciali dirette spinsero il governo di Lisbona a con-
quistare miglia marine a sud del Continente Antico
finché, nel 1487, la prima nave portoghese doppiò
quella che allora fu ritenuta l’estremità geografica
più meridionale dell’Africa, battuta in continuazio-
ne dalle onde generate dall’incontro delle corren-
ti di due Oceani, battezzata Cabo das Tormentas,
Capo delle Tempeste, dal capitano Bartolomeu
Dias che, a seguito di un’altra spedizione, morì poi
fra gli stessi terribili e indomabili flutti.
Pur avendo più volte doppiato il Capo dalle irte
scogliere, ribattezzato con il nome benaugurante
di Cabo da Boa Esperança (Capo di Buona Spe-
ranza) i Portoghesi non si insediarono nell’area
prospiciente l’immensa distesa pelagica; furono gli
Olandesi provenienti dalle Indie a fondare la pri-
ma città nell’odierna Repubblica Sudafricana come
base e stazione di transito per le rotte commercia-
li sfruttate dalla Compagnia Olandese delle Indie
Orientali, nata nel 1606 a seguito del passaggio del
Portogallo alla Corona Spagnola che chiuse i porti
di rifornimento all’Olanda costringendola a procu-
rarsi le spezie orientali nei paesi d’origine.
Jan van Riebeeck, amministratore delle colonie
olandesi creò, il sei aprile 1652, il primo scalo di
rifornimento per le navi dirette verso l’Oceano In-
diano, chiamando con il toponimo Kaapstad, Città
del Capo, l’insediamento umano a ridosso dell’in-
senatura denominata Table Bay, Baia della Tavo-
la. Ci volle poco agli Olandesi, in buoni rapporti
commerciali con l’Inghilterra, capire che il clima
sudafricano ben si concedeva all’agricoltura, quin-
di alla produzione dell’uva, nonché del brandy, la
bevanda preferita dai discendenti di Albione. Fu
proprio Jan van Riebeeck ad importare la vite
quando le popolazioni indigene dominanti
lungo le valli dell’entroterra concessero al-
tre porzioni di suolo natio, a ridosso delle
scenografiche catene montuose disegna-
te dall’orogenesi ercinica, in cambio di
benefici fino ad allora sconosciuti.
Jan van Riebeeck, ritenuto il padre
della viticoltura sudafricana, produsse
sette anni dopo il suo approdo a Table
Bay, assistito dal capo giardiniere Hen-
drik Boom, l’iniziale partita di vino da uve mosca-
to allevate nei giardini della Compagnia dell’attuale
Città del Capo, ma per dare corpo ad un estratto
enoico degno di nota si dovette attendere fino
all’arrivo del primo governatore della colonia, Si-
mon van der Stel, che riuscì persino a rendere ricer-
cato il suo “Vin de Constance” fra gli schizzinosi
regnanti della vecchia Europa.
Il leggendario tenimento sulla suggestiva penisola
del Capo, non fu individuato casualmente; Van Der
Stel, appena ottenuto il permesso per avviare una
propria azienda agricola, si avventurò immediata-
mente alla scoperta della zona più idonea alla pro-
duzione delle proprie uve.
Dopo aver effettuato e analizzato prelievi di terre-
no, la scelta premiante cadde su aree ritenute adatte
ad una pregevole viticoltura nella provincia di We-
stern Cape e sulle pendici ricche di nutrienti misti a
granito decomposto del massiccio piatto della Table
Mountain, che forniva inoltre protezione dai venti
freschi provenienti dall’Atlantico.
Il governatore scelse per la sua tenuta di 750 ettari
sopra False Bay il nome Constantia, destinato a di-
venire celebre. Piantò soprattutto il più prestigioso
dei moscati, il Muscat Blanc à petits grains, il ri-
nomato Muscat de Frontignan. All’autorevolezza
illuminata del padre, come spesso accade, non fece
seguito quella del figlioWilhelmAdriaen, che addi-
rittura fu cacciato dal Sudafrica, tacciato di dispoti-
smo, dalla Compagnia delle Indie Orientali.
Il possedimento diviso in tre appezzamenti, nel
1711 conobbe altri proprietari incapaci di gestire
tanto le risorse quanto il prezioso peso storico fin-
ché, nel 1778, l’esperto viticoltore Hendrik Cloete
acquistò una parte della storica tenuta, la Groot
Constantia, riuscendo a rinverdire gli antichi
splendori dell’azienda. I piccoli acini del profu-
mato moscato bianco furono raccolti surmaturi e
fatti fermentare fino al raggiungimento di 13 gra-
di volumici conservando ancora ben 150 grammi
di zuccheri residui per litro; il nettare dorato pre-
diletto da Napoleone durante l’esilio sull’Isola di
Sant’Elena, che egli chiese anche sul letto di morte,
incantò i reali d’Europa, tanto da poter sopravvi-
vere, oltre che in letteratura, nelle cantine delle te-
ste coronate e di illustri collezionisti.
Vigneti nella
Groot Constantia
Antica bottiglia
di Klein Costantia
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