Sommeliers Magazine Marche n. 34 - page 22

nominata formazione del Karroo di età giurassi-
co-carbonica e in parte della sottoposta devonica
nella zona del Capo depositatasi durante le fasi di
formazione e prime fratture del Pangea, il super-
continente che si ritiene includesse la globalità delle
terre emerse durante il Paleozoico e il primo Me-
sozoico, costituisce la maggiore unità stratigrafica
del Sudafrica per due terzi del territorio. L’impor-
tanza dell’industria vitivinicola viene riassunta dal
termine Winelands, indicando soprattutto la zona
sud-occidentale del Western Cape, la provincia del
Capo Occidentale, che include le più illustri aree
vocate come Constantia e Franschhoek, oppure i
distretti di Paarl e Stellenbosch, dando vita a nu-
merose strade del vino fra cui la Route 62 che corre
parallela alla Garden Route, lunga 480 chilometri,
collegando numerosi villaggi, deliziose ville-fatto-
rie in stile olandese e le tanto ambite tenute vitivi-
nicole in un tortuoso percorso fra Città del Capo e
Port Elizabeth.
Alla strada del vino più lunga del mondo, la famosa
Route 62, si contrappone quella più corta del Paese,
ma anche la più antica; gli amanti del vino e della
cultura locale compiono in ogni stagione un vero e
proprio pellegrinaggio sulle vie che portano a Con-
stantia, presso la dimora storica del primo gover-
natore della colonia del Capo, Simon Van Der Stel,
e per ammirare uno dei vigneti più scenografici
al mondo nella tenuta Klein Constantia, impian-
tato sulle sinuose pendici della suggestiva Table
Mountain, punteggiato di laghetti e ombreggiato
da rinfrescanti foreste di conifere.
Il ricercato comprensorio è il paradiso del profu-
mato Sauvignon Blanc. Questo vitigno in Suda-
frica tende ad essere eccessivamente esplosivo, ma
le influenze oceaniche, che esercitano la propria
azione sull’area, sono una panacea per gli esiti fi-
nali riscontrabili in modo mirabile negli esemplari
della Groot Constantia corretti con un accenno di
Semillon. Ovviamente prosperano anche Char-
donnay, Chenin Blanc, Pinot gris, Riesling e Mo-
scato Bianco, ma anche i rossi come i due Caber-
net, il Merlot, lo Shiraz possono sorprendere con
risultati eccezionali; è il caso del pluripremiato
Gouverneurs Reserve dove il merlot domina quasi
per metà, dividendosi per lo più fra 32% di cabernet
franc, 21% di sauvignon dalla tinta nera con un ac-
cenno minuscolo di petit verdot ed esaltandosi in
effluvi di more, ciliegie nere e prugna con sentori
di cofanetto da sigaro e pepe nero. Mentre l’estratto
denominato Constantia Rood è composto da 36%
di merlot, 26% di cabernet sauvignon, 21% di ca-
bernet franc, 15% di shiraz e 2% pinotage, natural-
mente elaborati separatamente. Per l’assaggio del
primo calice emozionante è buona regola attendere
otto anni di invecchiamento.
La cosiddetta piccola, la Klein Constantia, brilla
con i suoi Sauvignon Blanc prodotti anche in ver-
sione organical e con lo spumante Méthode Cap
Classique - Brut, ma soprattutto con il più vin-
cente e storico Vin de Constance. Produce inoltre
rossi notevoli e una cuvée, Marlbrook, assemblata
anch’essa con gli immancabili frutti che rientrano
nel blend bordolese. Gli aromi delle doghe semicru-
de e le intense note di more, che dominano quasi
incontrastati la miscela, si domano a vicenda prima
di essere racchiusi lungamente in bottiglia per in-
vecchiare armoniosamente insieme.
Stellenbosch, la seconda colonia del paese, è oggi la
capitale del vino sudafricano ma anche del fasci-
noso pinotage, vitigno nero dall’aroma di ciliegie,
erbe selvatiche e di una eterea venatura di banana
che imprime nel suo profilo olfattivo il carattere
d’unicità. Il suo creatore, Abraham Izak Perold, nel
1925, ibridò l’elegante e delicato pinot noir con il
più rustico e produttivo cinsault, chiamato allora
erroneamente hermitage; dalla fusione dei nomi
dei due vitigni derivò l’acronimo PINOTAGE.
L’incrocio concepito entro le mura dell’Università di
Stellenbosch, spesso e volentieri prodotto in tutta la
gamma di stili con risultati altrettanto variopinti, se
allevato nelle zone cosiddette
dry-farmed vineyards
,
nei vigneti che non hanno bisogno dell’irrigazione
artificiale e con rese contenute, si offre al degusta-
tore abbastanza robusto nella struttura e elegante-
mente affascinante nel gusto da poter entrare nel
Gotha dei più amati vitigni internazionali; oggi è un
componente importante nel Cape Blend, da 30 fino
al 70 %, insieme all’ubiquo Cabernet Sauvignon e al
Merlot. Il suo aroma di acetone, un tempo caratte-
ristico, oggigiorno è presente solamente in caso di
raccolta prematura e di temperature eccessivamente
ridotte durante il processo della fermentazione.
La Garden Route.
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