Sommeliers Magazine Marche n. 34 - page 21

WESTERN CAPE
R62
N7
N1
N2
VREDENDAL
LUTZVILLE
LAMBERTSBAY
PHILADELPHIA
CAPE TOWN
CONSTANTIA
MALMESBURY
DARLING
SALDANHA
PIKETBERG
CITRUSDAL
CLANWILLIAM
CEDERBERG
DURBANVILLE
ROBERTSON
MONTAGU
BONNIEVALE
SWELLENDAM
TULBAGH
FRANSCHHOEK
WORCESTER
RAWSONVILLE
ELGIN
CALEDON
VILLIERSDORP
HERMANUS
STANFORD
CAPEAGULHAS
ELIM
LAINGSBURG
CERES
CALITZDORP
BOTRIVER
SWARTBERG
OUDTSHOORN
PRINCEALBERTVALLEY
MOSSELBAY
GEORGE
KNYSNA PLETTENBERG
BAY
LANGEBERG-GARCIA
WELLINGTON
PAARL
STELLENBOSCH
BEAUFORTWEST
Antica cantina in stile
Cape Dutch (stile coloniale
olandese del Capo) nella
zona della Groot Constantia
(foto a lato)
Dopo oltre cento anni di inerzia statale, ricerche e
sperimentazioni, la Groot Constantia, dal 1993, è
entrata a far parte di una trust company di respi-
ro internazionale, mentre la Klein Constantia ebbe
modo di vedere i primi bagliori di luce già nel 1979
quando fu acquistata dall’imprenditore agricolo
Duggie Jooste, volenteroso di riportare l’azienda
alla notorietà, coinvolgendo nel suo progetto il pro-
fessore dell’Università di Stellenbosch Chris Orferr
e l’insigne enologo Ross Gower. Dare vita dopo un
secolo tenebroso ad un moderno “Vin de Constan-
ce” dette maggiore brio all’intrapresa e nel 1985 la
Klein Constantia visse nuovamente i momenti to-
pici dell’epopea gloriosa. Oggi, dal primo settem-
bre 2012, la moderna Klein Constantia si è fusa con
l’Anwilka Vineyards acquisendo due nuovi azioni-
sti, Bruno Prats e Hubert de Boüard.
L’imponente e compatto Continente Antico, culla
del genere umano, è caratterizzato soprattutto da
una serie di enormi tavolati rocciosi più o meno ele-
vati, bordati di declivi scoscesi e impervi, segnati da
fiumi, rapide e cascate che, per oltre un millennio,
impedirono ai colonizzatori di penetrare il terri-
torio. Le praterie montane sfumano in savane, poi
in deserti, ma non mancano lussureggianti foreste,
come neppure la macchia di piante sempreverdi
pullulante di flora endemica che dipinge scenari a
volte simili a quelli del Belpaese.
Se i venti oceanici estivi, i più freschi atlantici e
quelli più caldi ma secchi provenienti dal Canale
di Mozambico, limitano il propagarsi delle malattie
fungine come il mal bianco o la peronospora e il
proliferare delle muffe, nella stagione dell’inverno
australe si caricano di umidità minacciando pron-
tamente il diffondersi delle infettanti spore botriti-
che sui grappoli d’uva.
Lo studio dei suoli sudafricani per identificare
ciò che costituisce un
terroir
e i suoi effetti sulla
qualità delle uve e delle caratteristiche peculiari è
tuttora in corso, ma le ricerche iniziate più di un
decennio fa presso l’ARC-Infruitec/Nietvoorbij –
Istituto di Viticoltura ed Enologia – a Stellenbosch
e l’Università di Stellenbosch hanno già prodotto
benefici sia in termini di qualità che di acquisizio-
ne di leadership nella specifica materia al di fuori
dell’Europa. L’attenzione si estende anche all’a-
spetto geomorfologico costituente un elemento
importante del concetto di terroir che, avendo una
forte interazione fra clima e terreno, determina la
qualità delle uve in base all’altitudine, esposizione
e inclinazione del pendio.
Con il crescendo delle competenze e della padro-
nanza nel gestire le tecniche d’impianto, la vite
sudafricana si arrampica sempre più in alto, dal
fondovalle, fino alle cime delle montagne in cer-
ca del miglior drenaggio, temperature più fresche,
ventilazione maggiore, ma anche di tregua dal tor-
rido sole africano, traducendosi poi in espressioni
organolettiche più fini al palato.
Sull’emisfero australe, al contrario di quello che
accade nell’emisfero boreale, i versanti vincenti per
allevare le varietà a bacca bianca e il delicato pinot
nero sono costituiti dalle più fresche pendici rivolte
verso sud, le cui temperature consentono agli acidi
di non farsi prevaricare troppo dai dolcissimi zuc-
cheri della natura. Infatti, nella legislazione enolo-
gica sudafricana, lo zuccheraggio artificiale, oltre
che inutile, è vietato; semmai, le correzioni a base
di acidi aggiuntivi, eseguite durante la pressatura,
possono dimostrarsi determinanti per raggiungere
risultati più consoni alle richieste internazionali.
L’immenso patrimonio geologico sudafricano pre-
senta una vasta gamma di tipi di suoli, che vanno
dagli scisti arenacei a Walker Bay alla sabbia mista
a scisto nelle valli fluviali e alle significative per-
centuali di argilla e granito nella composizione dei
declivi a Table Mountain, nella zona di Constantia;
poggianti su substrati basaltici o su uno zoccolo di
rocce cristalline dell’era Archeozoica venate da fi-
loni auriferi, diamantiferi o uraniferi, rendendo il
Sudafrica il paese più ricco del Continente.
L’estesa coltre sedimentaria arenacea che ricopre il
vastissimo basamento a struttura cristallina, de-
Università di Stellenbosch
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