Sommeliers Magazine Marche n. 34 - page 15

Beh, tutto sommato anche in Italia sopratutto nei
paesi e le piccole città internate è sempre esistito
il porchettaro di strada, l’arrostitore ambulante di
ciarinboli e spuntature (budella suine e non costi-
ne, come si intende in Umbria e altrove), il panino
con la milza palermitano, il castagnaccio, la fari-
nata ligure, ma anche in passato i maccheroni di
strada come si faceva a Napoli e poi ancora il co-
no gelato venduto nei carrettini. Sono arrivati poi
quelli più organizzati che con rulottes e campers
hanno allargato le proposte con panini, pizza, for-
narine, piadine farcite e primi piatti.
È secolare ancora l’usanza Inglese di consumare in
strada il fumante
fish and chips
, come in Francia
e in Belgio le
fritès
di vario genere, soprattutto di
cozze bollite accompagnate da patatine fritte e in
Germania i würstel con salsa al kren e in Alsa-
zia con mostarda di senape.
È da pochi anni però, forse anche per via della
crisi, che diversi chef anche di fama hanno par-
torito l’idea di portare il loro cibo in strada. Cioè,
anziché attirare il cliente incerto e sopettoso dei
cari prezzi dentro il proprio ristorante andargli in-
contro facendogli gustare, in modo semplice e sen-
za troppi fronzoli di servizio ed etichetta che hanno
poi un certo costo, le prelibatezze che distinguono
la loro cucina. Cibi moderni sì, ma di classe e con
igiene adeguata, degustati e consumati a prezzi più
che ragionevoli e senza l’impegno di formalismi ed
etichetta ma... semplicemente in strada, magari ap-
poggiati su un banchettino Ikea.
Beh, che c’è di male? Personalmente la trovo una
bella, anzi splendida idea. Non posso esimermi di
menzionare a tal proposito l’amico, grande chef,
Mauro Uliassi che tra i primi in Italia sostiene l’i-
dea dello street food, come anche Alberto Mela-
grana dell’Antico Furlo esaltatore di delizie tartufi-
gene. È, tra l’altro, una forma intelligente di grande
comunicazione il permettere a tutti di degustare le
proprie eccellenze ed aprirsi quindi un corridoio
che porti successivamente ad entrare nei loro pre-
giati ristoranti.
Ma lo street food di oggi è anche una forma mo-
derna di educare il pubblico a scoprire l’infinito
meraviglioso mondo della gastronomia, come
anche, visti i tempi, un modo nuovo, più pratico
e meno oneroso per i giovani di affrontare l’atti-
vità della ristorazione; costa molto di meno un bel
camper o una rulotte attrezzata che aprire da zero
un ristorante, considerando poi la grande burocra-
zia che c’è nel nostro Paese e… ti muovi e lo porti
dove vuoi, dove c’è gente; ma ricordate…anche qui
vince sempre il migliore.
Sicuramente non rinunceremo mai al panino con
la mortadella e la porchetta, ma educare i nostri
sensi a scoprire nuove straodinarie sensazioni è
anche un’indice di civiltà.
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Uliassi Street Food: quando
la classe non è acqua.
Uno degli allestimenti dello
Street Food Festival a Città
Sant’Angelo (PE)
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