È alquanto singolare persino il fatto che nei
templi del gusto e nei luoghi del lusso impe-
rante di Mosca, Parigi, New York e di ogni
altra capitale globale del pianeta, le pregia-
te uova degli dei abbondino per placare gli
insaziabili vizi di gola dei ricchi paperoni,
mentre nella città simbolo dell’industria del
caviale, Astrakhan, non se ne trovi un vasetto
o comunque sia di difficile reperibilità e che il
comprensorio stia sprofondando lentamente nel-
la povertà a causa della pesca indiscriminata dello
storione avvenuta negli anni antecedenti, dopoché
l’Unione Sovietica cessò di esistere. Sin dai tempi
dello zar Pietro I Romanov, chiamato il Grande per
gli eccezionali risultati di modernizzazione da lui
conseguiti, ghiotto consumatore di caviale, la pesca
dellostorione fumonopoliostatale e anche l’Unione
Sovietica, unitamente all’Iran, adottò severe leggi
protezionistiche, sia per la difesa dello storione del
bacino caspico, che comprende il 90% delle riserve
mondiali del Beluga, sia contro i pescatori di frodo
e contrabbandieri internazionali delle minuscole
perle nere che valgono come pepite d’oro.
Dal ‘91, quando cadde l’URSS, i bracconieri senza
scrupoli si moltiplicarono a dismisura e a spartire
il bottino di una vera e propria guerra non furono
più solamente i due Paesi storicamente conosciuti
per il commercio leale e legale, ma anche Azerbai-
gian, Kazakistan e Turkmenistan che adottarono
regole più permissive e poco lungimiranti.
Pescare selvaggiamente lo storione ancora imma-
turo, dove le acque fluviali lasciano il posto a quelle
del Mar Caspio, divenne un’abitudine consolidata
negli anni che nel futuro potrebbe riservare delle
sorprese poco gradite svelando danni irreparabili
all’equilibrio di un ecosistema tanto fragile quanto
attraente e portare anche alla completa estinzione
della specie. Per contrastare gli scompensi cagiona-
ti dall’azione antropica e dal progressivo peggiora-
mento dello stato di salute delle acque, gli organi
del potere legislativo russo hanno disposto
già da tempo una moratoria sulla pesca
dello storione nel Mar Caspio in vi-
gore fino a tutto il 2017, cedendo
temporaneamente il primato
per la produzione di ca-
viale all’Iran.
In epoca diversa, pescare fuori stagione e al di là
dei limiti consentiti significava scontare una pena
di sette anni in una prigione russa, mentre oggi
vengono inflitte pesanti sanzioni amministrati-
ve senza null’altra conseguenza se non quella del
danno ecologico che fa divenire ogni anno più
piccolo lo storione, con presenza di sintomi di ma-
lattie virali e batteriche e con il suo ventre pregno
di uova prelibate sempre meno cospicue per quan-
tità. È passato quasi un secolo dalla pesca di una
femmina di Beluga dal peso di oltre una tonnellata,
gravida di quasi duecento chili di pregiate perline
del colore grigio cenere e persino due secoli dalla
cattura dello storione più grande della storia russa
dal peso di circa 1,5 tonnellate.
Onde consentire il ripopolamento dello storione
Attilo nel Mar Caspio, oltre a ponderose semine di
avannotti nati in cattività negli allevamenti dotati
di incubatrici, fari potenti e innumerevoli vasche, i
Russi hanno sperimentato con successo una prati-
ca chirurgica di estrazione delle uova, che permet-
te di preservare le femmine dall’uccisione e di non
compromettere il loro apparato riproduttivo resti-
tuendole poi al proprio habitat naturale.
Storione Beluga
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