Nome importante quello dei Rothschild non solo
nel mondo dell’alta finanza mondiale e degli affari
ma anche in quello del vino. È un’antica famiglia di
origine ebreo austriaca che ha saputo darsi molto
da fare e con non poche epopee.
Proprietari di un impero da record tra banche,
castelli e residenze da favola, grandi magazzini,
hotels di lusso e attività commerciali con interessi
in quasi tutti i continenti, non che di prestigiose
cantine bordolesi ed oltre e relativi vigneti.
Un ramo della famiglia acquisisce a fine ‘800 con
il Barone James de Rothschild il prestigiosissimo
Château Lafite già messo a dimora nel 1670. Il suo
vino era considerato all’epoca da Richelieu “
Le Vin
de Roy
”, quando era ancora proprietà di Jaques de
Sègur e un secolo dopo il terzo Presidente ameri-
cano Thomas Jefferson appose la sua sigla in una
bottiglia della vendemmia 1787, battuta poi all’asta
da Sotheby’s alla modica cifra di 160000 dollari.
Ben poco se pensiamo a quella del 1869 acquistata
dal solito miliardario a ben 232000 dollari.
Con Napoleone III parte nel 1855 la classificazio-
ne piramidale dei
cru
e il Lafite, ancora in mano a
Sègur, si vedrà onorato di salire sul più alto gradi-
no con il riconoscimento a
1r grand cru
.
Consci di aver acquisito una tenuta di già grande
prestigio i Rothschild investono enormi somme di
denaro per il potenziamento di questa. Seleziona-
no ancora i migliori vitigni bordolesi portando lo
Château Lafite ad essere figlio di cabernet sauvi-
gnon al 70% e per il restante 30% di cabernet franc,
merlot e petit verdot. Ormai da tempo la proprietà
è uno dei più grandi simboli o meglio un mostro
sacro dell’enologia bordolese e mondiale e dimora
nel piccolo comune di Pauillac che ospita altri im-
portantissimi Château del Mèdoc.
Il nome Lafite in lingua guascone significa “col-
linetta” e lo Château si estende su una superficie
vitata di 100 ettari dove dalla collina i vigneti sci-
volano verso la pianura di Carruades.
GRANDI VINI MONDIALI
Gualberto Compagnucci
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