Rigorosi sono i controlli e gli interventi poco inva-
sivi sui vigneti e ancor più nelle fasi di vinificazione
a garantire quello stile che da sempre caratterizza i
suoi preziosi vini i quali non temono, anzi amano,
i lunghi tempi di maturazione e affinamenti.
Le eccellenze riescono a superare di gran lunga
anche un secolo e soltanto i mercati americani e
asiatici per le loro incolte filosofie commerciali
fanno richiesta delle annate più giovani da stap-
pare subito. Possedere una bottiglia di Lafite di
grande giovane vendemmia va bene se la si chiude
poi “in cassaforte” in ambiente adatto e... signifi-
ca creare un investimento dai risultati di interes-
si e rivalutazione negli anni che nemmeno le 100
banche più importanti del mondo messe insieme
possono garantire. E comunque qualcuno, queste
preziosità enologiche, prima o poi le stapperà e
saranno momenti che si fisseranno a
divinis
nella
loro memoria.
Della dinastia di questi grandi banchieri il nostro
interesse si volge ora verso Georges Philippe, figlio
del barone Henry de Rothschild, che già dalla gio-
vane età di 12 anni venne spedito nella tenuta di
famiglia a Pauillac nel Médoc. Nella più matura
giovinezza Georges Philippe, come tutti i figli dei
ricconi, farà vita da
play boy
e si dedicherà alle cor-
se automobilistiche per una decina di anni pilotan-
do soprattutto le favolose Bugatti. In netto contra-
sto con l’aristocratica famiglia nel 1932 produrrà
anche un film dal titolo “
Lac aux dames
”.
Il secondo conflitto mondiale lo vedrà coinvolto
servendo la Francia nelle forze aeree. Il suo inte-
resse verso le tenute di famiglia a Pauillac si ma-
nifesterà a fine guerra con la volontà di ricostruire
Château Mouton Rothschild fortemente danneg-
giato dalle armate tedesche e nei primi anni ‘50 la
tenuta riprenderà la sua pregiata produzione. È nel
1924 che la famiglia Rothschild decide che tutto il
vino di Château Mouton deve essere imbottigliato,
intuendo che questo possa avere tutte le possibili-
tà di diventare uno dei Bordeaux più blasonati e il
tempo ha dato loro ragione. Ma è l’impegno profu-
so da Georges Philippe, uomo dalla forte personali-
tà, che dopo la ricostruzione degli anni ‘50 porterà
Château Mouton Rothschild a raggiungere il verti-
ce massimo della qualità e del prestigio, gareggian-
do al pari di altri mostri sacri del vino bordolese
e, il gareggiare, è stato per egli il pane quotidiano.
Già da 1930 la famiglia aveva dato il via alla pro-
duzione e commercializzazione anche del brand
Mouton Cadet che nel tempo diventerà leader
mondiale del Bordeaux AOC. L’impresa Mouton
Rothschild nacque in realtà nel 1853 dalla fusione
con Château Mouton-Brane. Nella classificazione
dei
cru
del 1855 gli venne negato il
1er grand cru
perché proprietà di famiglia non considerata fran-
cese (i Rothschild, come già detto, erano di origine
austriaca e gran parte di questi si trasferirono in
Inghilterra e da li poi in Francia e un ramo anche
a Napoli); alcune illazioni dicono che il rifiuto av-
venne anche per una stimata carenza di ferro nei
terreni ma è poco attendibile. Le contestazioni
della famiglia furono insistenti, ma la
Chambre de
Commerce
di Bordeaux e le
Ministère de l’Agricul-
ture
lo riconosceranno soltanto nel 1973.
Nel 1978 Georges Philippe incontra il produttore
italo-americano Robert Mondavi e un anno dopo
nasce la
joint venture
e l’idea di creare insieme
“Opus One”, il grande Bordeaux californiano.
Altra intuitiva idea di Georges Philippe, che darà
ancora maggior lustro allo Château Mouton, sarà
quella di investire nel commissionare le sue etichet-
te a grandi artisti del periodo che vi apporranno
la propria firma, come Picasso con la vendemmia
Château Lafite Rothschild
Il barone Georges Philippe de Rothschild insieme
a Robert e Margrit Mondavi, con il loro Opus One
Ritratto del barone Georges
Philippe de Rothschild
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