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Alcuni vecchi marchigiani dicevano che il piatto
più saporito di una volta era la miseria. Quando
qualcosa sul piatto di portata avanzava era d’obbli-
go quindi recuperarlo per il giorno dopo.
Nella cultura mezzadrile, ma anche nelle famiglie
paesane, il risparmio e il recupero era il guadagno.
Nulla si gettava e... la nonna provvedeva: anche
il pane raffermo era prezioso e se cadeva in terra
lo si doveva raccogliere, baciarlo e dopo un soffio
mangiarlo: sì, e magari meglio se trasformato in
pancotto. Il vino allora bianco o rosso era sempre
di produzione locale e non si badava agli abbina-
menti; noi invece sì.
La polenta del giorno dopo
che si fa crescia e frittella
Quando sul paiolo di rame avanzava la polenta,
dopo che buona parte di questa era stata stesa sul-
la spianatora di legno dolce e consumata general-
mente con sugo di salsicce e gobbi, veniva messa da
parte su un contenitore di coccio e coperta da un
telo di lino la si poneva sul davanzale della finestra.
Il giorno seguente veniva impastata con un pò di
farina integrale, ma anche bianca, e si produceva-
no frittelle friggendole nello strutto ed irrorate poi
di zucchero semolato e per chi ne disponeva con
un filo di miele. Una delizia per grandi e bambini.
LA CUCINA DELLA NONNA MARCHIGIANA
Gualberto Compagnucci