Ma, come ha sottolienato la dottoressa Antonini,
nei prodotti è poi difficile trovare la sicurezza, in
quanto sono troppe e diverse le variabili che po-
trebbero falsare i risulti.
I metodi per ottenere una birra senza glutine pos-
sono essere diversi: si possono selezionare i cerea-
li tradizionali locali cercando quelli con livelli di
glutine più basso, ricorrere alla selezione genetica
ma aumenterebbero i rischi di contaminazione e i
tempi di produzione, infine si può scegliere di uti-
lizzare cereali naturalmente privi di glutine (qui-
noa, sorgo, amaranto, mais, riso) che peraltro sono
an-che considerati anche molto salutari.
Quest’ultima soluzione tuttavia implicherebbe
l’adeguamento degli impianti esistenti, per-
ché sarebbero differenti i tempi di maltazione.
Considerando le parole degli interventi, imma-
giniamo che occorra ancora tanta ricerca per poter
realizzare una birra
gluten free
veramente sicura.
La Dottoressa Carolina Zara ha invece presenta-
to un progetto realizzato dall’Università di Ur-
bino denominato “Filalab” per la valorizzazione
dei prodotto agroalimentari del territorio. Il loro
progetto prevede la possibilità di effettuare analisi
chimiche su i prodotto agroalimentari nelle azien-
de del territorio, per certificarne la qualità di filie-
ra. Dal punto di vista della sostenibilità economica
della produzione brassicola molto interessante è
stato l’intervento della Professoressa Elena Viganò
docente di Economia del Sistema Agroalimentare
dell’Università di Urbino. La Viganò ha affermato
che quello dei birrifici artigianali e agricoli è in for-
te espansione in Italia, benché il nostro paese non
possa vantare una cultura brassicola di tradizione.
La grande richiesta di birre artigianali è dovuta al
fatto che la richiesta del consumatore sia sempre
orientata verso prodotti nuovi, tanto che in mol-
ti casi i consuma-tori sono diventati produttori.
I primi birrifici agricoli risalgono al 1996 e sono
in costante aumento, le Marche sono una delle
quattro regioni con maggiore numero di birrifici
agricoli. Questo succede anche perché nella nostra
regione ci sono più legami tra produzione di birra
e produzione di materie prime indispensabili per
produrla. In generale, occorre riflettere sul fatto
che in Italia l’80% della produzione di orzo è de-
stinata all’alimentazione animale, ciò significa che
il successo dei birrifici agricoli condurrebbe anche
una valorizzazione delle materie prime, come l’or-
zo o il luppolo.
Inoltre l’industria artigianale brassicola potrebbe
imprimere nuove spinte a tutta una serie di com-
parti legati anche al mondo della birra. Ad esempio
l’industria cosmetica e farmaceutica che realizza-
no prodotti a base di birra, senza escludere che con
i sottoprodotti della lavorazione della birra potreb-
bero nascere delle bioraffinerie. Una economia so-
stenibile dunque quella dei birrifici artigianali ma
che necessita di una normativa precisa che metta
ordine nel comparto.
Hanno completato l’incontro gli interventi di Fa-
bio Giangiacomi Presidente COBI (Consorzio Ita-
liano dell’Orzo e della Birra) e di Ludovico Caver-
ni, Presidente dell’Associazione Marche di Birre.
Moderatore del convegno il Delegato AIS Urbino
Montefeltro Sommelier Raffaele Papi. L’evento è
stato promosso dal Comune di Apecchio.
27