Benevento
Napoli
Salerno
Avellino
Zona di
produzione
del Taurasi
Caserta
LAZIO
MOLISE
PUGLIA
BASILICATA
IRPINIA
CAMPANIA
Bonito
Mirabella
Eclano
Taurasi
Venticano
Pietradefusi
Montemiletto
Montefalcone
Lapio
Fontanarosa
Paternopoli
Castelfranci
Montemarano
Castelvetere
L’Aglianico è una
cultivar
nella quale si distinguo-
no 3 biotipi: Taurasi (Aglianico dolce), Taburno
(Aglianico amaro) e Vulture (Aglianico nero). Ha
trovato il suo habitat ideale in Campania e Ba-
silicata, nelle zone fredde dell’Appennino Meri-
dionale, dove è anche il vitigno più diffuso per
superficie. In generale è caratterizzato da elevata
acidità totale e abbondante presenza di polifeno-
li. Queste caratteristiche se mal gestite possono
contribuire a produrre rossi astringenti e quando
la maturazione dei frutti non si consegue adeguatamen-
te, si esasperano caratteri olfattivi erbacei e sensazio-
ni gustative amare, che impediscono al futuro vino di
conseguire espressioni positive. L’Aglianico di Taurasi a
buona maturazione dei frutti, accumula importanti gra-
di zuccherini, sostanze coloranti, aromi e conserva un
corredo acido e tannico in grande equilibrio con strut-
tura e alcolicità potenziale. Si vengono a creare, in tal
modo, le condizioni ottimali per ottenere vini di gran-
de spessore, morbidi, avvolgenti e adatti ad affrontare il
tempo con disinvoltura.
La zona di produzione del Taurasi è relegata a 17 comuni
in provincia di Avellino che si snodano a destra e a sinistra
del fiume Calore Irpino (lungo 108 Km, nasce dal Monte
Accéllica 1660 m, posto tra la provincia di Salerno e quella
di Avellino e confluisce poi nel fiume Volturno, del quale
è il più grande affluente). Risalendo il fiume Calore, si in-
contrano vigneti che si collocano attorno ai 300 metri per
arrivare a siti che nella zona più alta, a ridosso dei monti
Picentini, sfiorano e talvolta superano i 600 metri.
Queste variabili contribuiscono a differenziare anche i pe-
riodi di maturazione dell’Aglianico da una zona all’altra
o, in certe annate, a non favorire la perfettamaturazio-
ne dei frutti. È importante non trascurare la grande
variabilità dei suoli: tutta l’area è accomunata da una
base argilloso-calcarea che si combina ad elemen-
ti di origine vulcanica, arenarie, scisti, disegnando
giaciture molto diverse anche in spazi ravvicinati.
Oltre 50 aziende, in circa 1.000 ettari di vigneti
contribuiscono a produrre 1.500.000/2.000.000
bottiglie di vino, a seconda delle annate.
I comuni di Venticano, Pietradefusi, Torre le no-
celle e Montemiletto, si trovano a Nord-est della
riva sinistra del fiume Calore, un settore caratte-
rizzato da zone più fertili e più pianeggianti, cli-
ma più temperato rispetto a quello irpino, terreni
tendenzialmente argillosi molto scuri atti a colti-
vazione intensiva che un tempo ospitavano grano
e tabacco, oggi vigneti, sempre a coltivazione in-
tensiva, che danno Aglianico dal carattere più semplice e
più adatto a vini a limitata evoluzione.
I comuni di Montefalcione e Lapio si trovano nel versante
Ovest della riva sinistra del fiume Calore, i terreni sono
di medio impasto e, a seconda del confine, sono argillo-
si, calcarei, sabbiosi, ricchi di corsi d’acqua, dal clima più
freddo e ventilato. Questa è una zona a maggior voca-
zione per il Fiano e poco rilevante per l’Aglianico. Nella
valle centrale della riva destra del fiume Calore si trova-
no i comuni di Taurasi, Sant’Angelo all’Esca, Luogosano,
Fontanarosa, Mirabella Eclano, Bonito e sono tra i più
importanti sia per la produzione di Aglianico che per la
superficie vitata. Sono zone disposte ad altipiano, colline
molto dolci, con terreni di medio impasto, con leggera
prevalenza di argilla, ben drenati, non ricchi d’acqua e dal
clima più temperato. Infine nel versante sud dell’alta valle
del Calore troviamo i comuni di Paternopoli, San Mango
sul Calore, Castelvetere sul Calore, Castelfranci e Monte-
marano che sono caratterizzati da colline molto scosce-
se, quota talvolta piuttosto elevata (600-700 m s.l.m.), si
trovano più a ridosso dei Monti Picentini, hanno terreni
decisamente argillosi, un clima piuttosto rigido con for-
tissime escursioni termiche a seconda dell’esposizione.
Le forme di allevamento tradizionali della vite, Alberata
Taurasina (per secoli il sistema di allevamento dell’Aglia-
nico di Taurasi, risalente alla scuola etrusca); il sistema a
starseta (vite maritata a alberi da frutta) e la vite a Tennec-
chie, erano dettate dall’esigenza dei contadini di sfruttare
i terreni anche per la coltivazione orticola. Viti molto bel-
le, spesso ultracentenarie, che caratterizzano il paesaggio
irpino ma i loro frutti sono poveri di grado zuccherino e
danno vini molto semplici. Sovente in questi antichi vi-
gneti si trovano tante varietà di frutti a bacca nera e bian-
ca con maturazioni molto diversificate fra loro, scelti a
caso per uso familiare del contadino, senza consapevolez-
za agronomica e ancor meno enologica. Per la produzione
di frutti più equilibrati attualmente si preferiscono forme
di allevamento a spalliera con potature a Guyot, a cordone
speronato e a Cazenave.
Al Taurasi il disciplinare impone obbligo di invecchia-
mento minimo di 3 anni (di cui 12 mesi in botti) e per il
tipo Riserva 4 anni (di cui 18 mesi in botti). Per affrontare
questo percorso con disinvoltura è indispensabile che il
vino abbia adeguata finezza e struttura.
Il Taurasi è un gran vino e come tutti i grandi vini lo è
quando sito, clone, attenzioni agronomiche, maturazione
del frutto e tecniche produttive adeguate permettono di
conseguire risultati finali di eccellenza. Notevole quando
rosso rubino carico, vitale anche dopo anni di maturazio-
ne, con bouquet ricco di confetture di more, ribes e ma-
rasche, sentori floreali di viole, con timbri speziati e note
tostate di cacao, caffè e tabacco. Gusto caldo, morbido e
avvolgente, dal corpo pieno che si amplifica grazie alla no-
tevole persistenza aromatica che lo caratterizza.
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